Gli spari dei marò, le elezioni e il precedente dei pirati somali

I due marò fermati in India (Foto Lapresse)

NEW DELHI – Nella vicenda del peschereccio indiano e dei due marò in stato di fermo, ci si mettono di mezzo anche le elezioni in Kerala. Tradotto vuol dire che le autorità indiane devono mostrarsi dure. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha detto che “la campagna elettorale potrebbe influenzare le decisioni dell’autorità giudiziaria”. Poi però ha precisato di essere convinto che “ci sarà un’inchiesta secondo le regole dello stato di diritto di cui la grande democrazia indiana è espressione”.

Quello indiano è il primo incidente accaduto da quando, nel settembre scorso, la Marina ha iniziato a mandare i fucilieri a bordo dei mercantili italiani per paura degli attacchi dei pirati, il tutto in base a un accordo internazionale. Il problema è che, al momento, non è chiaro a chi spettano a bordo decisioni in caso di situazioni critiche, se al comandante del Nmp o al capitano della nave. I militari sulle navi devono poi affrontare una questione complessa: non sempre è facile capire l’identità di un’imbarcazione: i pirati spesso trasformano navi già sequestrate in imbarcazioni “madri” da cui far partire le barche usate per gli attacchi.

In base a questa pratica sono stati arrestati a metà gennaio 11 somali, ora in attesa di giudizio in Italia. L’episodio è avvenuto al largo dell’Oman, ma in quel caso l’equipaggio della motonave Valdarno era riuscito a rifugiarsi e a tenere il controllo dell nave. I fucilieri hanno poi arrestato gli 11 somali il giorno successivo. Forse i marò della Enrica Lexie avevano in mente questo precedente quando hanno sparato.

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Elisa D'Alto