
AGADIR – Aggredite in un suk, anziché aiutate vengono arrestate. La loro colpa? Indossare la minigonna. Succede a Inezgane, vicino ad Agadir, sulla costa atlantica del Marocco. O meglio, succedeva lo scorso 16 giugno.
Quel giorno, racconta Elisabetta Rosaspina sul Corriere della Sera, Sanaa e Siham erano andate nel mercato di Inezgane per delle commissioni. Solo che quel giorno, oltre che un caldo giorno di giugno, era anche il primo giorno del mese di Ramadan, e i venditori del suk si sono sentiti più che mai autorizzati a fare apprezzamenti, avances e veri e propri approcci al limite della violenza.
Spaventate, le due ragazze si sono rifugiate in un negozio. Nel frattempo qualcuno ha chiamato la polizia per denunciare l’aggressione, ma quando i poliziotti sono arrivati ad essere arrestate sono state proprio Sanaa e Siham. L’accusa? Hanno violato l’articolo 483 del codice penale marocchino che sanziona chi “oltraggia il pudore” con pene fino a due anni di carcere.
Solo che il loro caso non finisce lì. Lunedì, alla prima udienza del processo, è stata proclamata “la prima giornata per le libertà individuali” con manifestazioni organizzate a Rabat, Casablanca e Marrakech. Sì perché nel frattempo c’è stata una mobilitazione generale sopratutto di giovani, maschi e femmine, nelle piazze delle città marocchine e sul web, all’insegna dell’hashtag #MettreUnRobenEstPasUnCrime (indossare una gonna non è un crimine). Tutti chiedono che le due ragazze siano scagionate, ma soprattutto chiedono l’abolizione dell’articolo 483.
La loro spiegazione è semplice e lineare: se le due ragazze verranno condannate per oltraggio al pudore vinceranno gli integralisti e i retrogradi. Come per l’Egitto, la Tunisia e la Libia, adesso l’islam radicale pare anche ai musulmani moderati una minaccia.
