RABAT, 5 GIU – Un migliaio di giovani militanti del movimento '20 febbraio' hanno manifestato pacificamente a Rabat, rivendicando dei cambiamenti concreti per il loro Paese: chiedono una costituzione democratica, e che il re si limiti a regnare, lasciando spazio al governo. Secondo un responsabile del ministero dell'Interno ''sono 600 le persone scese in strada, e la polizia non e' intervenuta''.
Le forze dell'ordine, dispiegate stamani, infatti, sono state ritirate poco prima dell'inizio della manifestazione, prevista per le 10. Un segnale di distensione da parte delle autorita' marocchine. Precedentemente, infatti, rispetto alle manifestazioni – previste oggi in varie citta' del Paese – era stata annunciata l'intenzione di intervenire con le forze dell'ordine per disperdere i militanti. I cortei di oggi, era stato sottolineato, non erano autorizzati.
''Sono molto soddisfatto che stavolta non si sia fatto alcun ricorso alla violenza – ha detto una manifestante, Salma Marouf, 22 anni – le autorita' hanno potuto constatare che noi siamo determinati a rivendicare pacificamente una democrazia vera''.
Un responsabile della sicurezza ha assicurato, sull'altro fronte, che fino a quando le manifestazioni rimarranno pacifiche, non vi sara' alcun ricorso alla violenza''. ''Cosi' come – ha aggiunto – non ci sara' alcun ricorso alla forza stasera a Casablanca'', dove e' previsto un nuovo corteo alle 18. Lo scenario sembra dunque diverso da quello di domenica scorsa, quando un giovane del Movimento, Kamal Omari, morto giovedi' scorso', era rimasto gravemente ferito proprio nel corso di scontri, a Casablanca. Il nome della vittima compare fra gli slogan scanditi oggi dalla gente:''A giudizio gli assassini di Omari'', hanno gridato. E poi: ''Per una costituzione democratica'', ''Per un re che regna e non governa piu''.
Fra 10 giorni e' prevista la consegna delle proposte per una riforma costituzionale, da parte di una commissione consultiva nominata a marzo. Il 9 marzo scorso, infatti, re Mohammed IV, aveva annunciato importanti riforme costituzionali, fra le quali tra l'atro la separazione dei poteri e il rafforzamento del primo ministro.
