USA, WASHINGTON – “Ci guardammo l’un l’altro come due teenager imbarazzati al loro primo appuntamento”. Così Hillary Clinton descrive l’incontro che segnò la ricucitura dei rapporti con Barack Obama dopo la durissima battaglia delle primarie del 2008. “Sia io che Barack, come i nostri staff, avevamo una lunga lista di rimostranze ma era arrivato il momento di pulire l’aria”. Questa e tante altre confessioni sono contenute su ‘Hard Choices’, dure scelte, l’ultimo volume di memorie dell’ex First Lady sui suoi difficili 4 anni alla guida del Dipartimento di Stato. Un libro che non fa cenno alla sua candidatura, ma che comunque ha a che fare con il suo futuro politico.
Basti pensare al massacrante tour de force che Hillary compirà nelle prossime settimane per presentarlo in lungo e in largo in America, secondo molti un messaggio chiaro agli elettori sul suo perfetto stato di salute. Anche la copertina, vestito marrone, giro di perle e sorriso smagliante, appare decisamente ‘presidenziale’. Il volume racconta i difficili rapporti con la Russia di Putin, la tragedia di Bengasi, la strategia in Afghanistan, ma soprattutto le ore febbrili che portarono al raid dei Navy Seal e l’eliminazione di Osama Bin Laden.
“Durante l’attacco dei Navy Seals – scrive Hillary – pensavo alle famiglie delle vittime dell’11 settembre che avevo conosciuto un decennio prima, a cui era stata negata giustizia che a quel punto era a portata di mano. Vedevamo sul video i nostri uomini entrare nel cortile del compound di Abbottabad. Ma contrariamente a quanto si vede nei film, non avevamo la possibilità di vedere cosa stesse accadendo dentro la casa: tutto quello che potevamo fare era aspettare un aggiornamento dal nostro team sul campo. Ho guardato il Presidente. Era calmo. Raramente sono stata più orgogliosa di essere al servizio del Paese, al suo fianco, come lo ero quel giorno. Dopo un tempo che ci sembrò un’eternità , ma che era appena una quindicina di minuti, giunsero le parole dell’ammiraglio William McRaven, che il team aveva scoperto Bin Laden e che era ‘E-KIA’, ‘Enemy Killed in Action’, ucciso in azione. Era morto”.
Ma ci sono anche riferimenti alla tensione con Mosca, alla luce della crisi ucraina: “Dopo l’annessione illegale della Crimea alcuni hanno sostenuto che l’espansione della Nato ha causato o aggravato l’aggressione russa. Io non sono d’accordo, e le voci più convincenti nel confutare questa tesi sono quelle dei leader europei e la gente che esprime gratitudine per la loro adesione alla Nato”. Tempo fa paragonò Putin a Hitler. Nel libro ci va vicina, descrivendolo come “un autocrate che non sopporta le critiche e zittisce il dissenso e il dibattito”. Infine, una netta autocritica sull’Iraq: “Votando a favore della guerra ho agito in buona fede e preso la decisione migliore con le informazioni che avevo. E non ero la sola a sbagliare. Ma sento ancora di aver fatto male. Chiaro e semplice”.
