BELGRADO – E' stato un addio intenso e commovente quello di Ratko Mladic, che ieri, prima di lasciare Belgrado diretto al carcere di Scheveningen alle porte dell'Aja, ha chiesto perdono ai suoi familiari per tutti i problemi che hanno dovuto sopportare a causa sua, ammettendo che difficilmente fara' ritorno a casa vivo.
''Non tornerò vivo. Ma perdonatemi per tutti i problemi che avete dovuto sopportare a causa mia. Perdonatemi. Abbiate cura della famiglia, dei nipotini e mantenete un posto per me accanto alla tomba di Ana'' (la figlia morta suicida nel 1994 all'età di 23 anni e sepolta nel cimitero Topcider di Belgrado), ha detto l'ex comandante serbo-bosniaco alla moglie Bosiljka e al figlio Darko prima di lasciare il Tribunale speciale per i crimini di guerra, dov'era detenuto dalla sua cattura il 26 maggio, e raggiungere l'aeroporto, da dove alle 17:30 di ieri è partito per l'Olanda.
Un'immagine questa, riportata dal giornale belgradese Vecernje Novosti, di un uomo sensibile, marito e padre affettuoso e premuroso che non corrisponde certo a quella del generale feroce, cinico e sanguinario che il 'Boia di Srebrenica' o il 'Macellaio dei Balcani', come Ratko Mladic viene soprannominato, si porta dietro come un marchio ormai indelebile. Anche i primi contatti avuti da Mladic al suo arrivo ieri in Olanda – all'aeroporto di Rotterdam prima e al carcere di Scheveningen poi – hanno mostrato un uomo sorprendentemente gentile, disponibile e disposto a collaborare.
Lo ha lasciato intendere il cancelliere del Tpi, John Hocking, che ha parlato a lungo con Mladic subito dopo il arrivo, lo ha confermato l'ambasciatore bosniaco in Olanda, signora Miranda Sidran Kamisalic, che ha fatto visita a Mladic nel carcere di Scheveningen offrendo l'assistenza consolare all'ex comandante militare, che e' cittadino bosniaco essendo nato 69 anni fa nel villaggio di Bozinovici, presso Kalinovik, a sud di Sarajevo. ''Mi e' apparso in buone condizioni di salute, concentrato e razionale, capiva tutto quello che gli veniva detto'', ha affermato l'ambasciatore di Bosnia, smentendo in tal modo quanto ripetutamente sostenuto dall'avvocato e dai familiari di Mladic, secondo i quali il generale, colpito da tre ictus, sarebbe in condizioni fisiche pessime e preoccupanti, in stato quasi confusionale e non sarebbe in grado di sostenere una normale conversazione. Motivo, questo, alla base del ricorso contro l'estradizione, respinto ieri dai giudici, poche ore prima del trasferimento di Mladic all'Aja.
La stampa serba si sofferma oggi in particolare sulla visita che Mladic, su sua richiesta, ha compiuto ieri mattina molto presto alla tomba della figlia Ana. Una visita breve, durata solo una decina di minuti, ma dai contenuti, sembra, molto intensi e toccanti. Al suo arrivo, Mladic ha acceso sulla tomba una candela e ha deposto un mazzo di fiori. Poi ha baciato la stele con il nome della figlia, dicendo piano 'Ana, vado'. Secondo il quotidiano Press, l'intera scena e' stata ''molto commovente''. ''E mentre si e' chinato per baciare la tomba, Mladic ha sussurrato di sapere chi ha ucciso sua figlia''. L'ex leader militare dei serbi di Bosnia non crede infatti alla versione del suicidio, ma è convinto che a uccidere Ana nel 1994 siano stati i servizi segreti, per punirlo per la sua opposizione a Slobodan Milosevic, con il quale non andava d'accordo.
''Vado. Sapevo che prima o poi sarebbe andata a finire cosi'', queste le ultime parole pronunciare da Mladic prima di salire sull'aereo che ieri lo ha portato in Olanda.
