Nigeria, Gran Bretagna fa quadrato dopo il fiasco. Dovevamo farlo

LONDRA – Ostaggi morti, truppe speciali rientrate alla base senza 'tacca' sul fucile, tensioni che sfiorano la crisi diplomatica con un paese amico e alleato. Il blitz a Sokutu delle teste di cuoio britanniche assume le tinte del fiasco. Londra, nonostante tutto, ha però fatto quadrato intorno a David Cameron: "la realtà – ha dichiarato Downing Street – è che si trattava di una situazione in evoluzione e la nostra priorità era la possibilità di salvare gli ostaggi". Chris McManus e Franco Lamolinara, ha infatti precisato il ministro della Difesa Philip Hammond, "stavano per essere spostati, forse uccisi".

Ecco dunque la necessità di intervenire a qualunque costo. Prosegue Hammond: "Gli italiani – "che non avevano presenza sul terreno", rimarcano fonti diplomatiche all'Independent – erano stati tenuti al corrente via via che arrivava l'intelligence e poi mentre si decideva di agire".

Dunque le autorità italiane sapevano? "Erano state informate anche se – ha precisato il capo della difesa britannica, capo ultimo delle forze speciali – non avevano specificamente autorizzato il blitz".

Downing Street e il Foreign Office hanno d'altra parte ribadito che, a partire dal sequestro dei due uomini avvenuto il 12 maggio del 2011, i contatti tra italiani e britannici sono stati ripetuti e frequenti.

"Abbiamo avuto moltissimi incontri, tra cui 20 riunioni del Cobra (l'unità di crisi governativa, ndr) per discutere la vicenda", ha dichiarato un portavoce del primo ministro. "Una delle opzioni è sempre stata il blitz. E non sono mai pervenute obiezioni da parte dell'Italia".

In sintesi: il precipitare degli eventi ha impedito alla Gran Bretagna di rispettare cortesia e protocollo. "Posso capire la preoccupazione e il senso di frustrazione dei politici italiani ma credo debbano riconoscere che stiamo parlando di operazioni delicate in cui gli scenari cambiano in fretta", ha ricordato Richard Ottaway, presidente della commissione parlamentare sugli Affari Esteri. Ottaway ha poi gettato acqua sul fuoco delle polemiche aggiungendo che un eventuale avviso preventivo "non avrebbe aumentato in alcun modo la sicurezza dell'ostaggio italiano". E su questo aspetto nel corso della giornata si è fatta largo anche qualche irritazione.

A rispondere alle parole del Presidente Napolitano – "inspiegabile il comportamento del governo britannico" – ci ha infatti pensato il ministro della Difesa: "E' spiegabilissimo anche se doloroso", ha replicato Hammond dicendosi pronto a passare all'Italia i risultati dell'inchiesta "che serviranno come lezione" su come non fare in futuro. "Purtroppo le cose non sono andate come speravamo".

E proprio su questo aspetto Downing Street ha incaricato il ministro degli Esteri William Hague di spiegare al collega Giulio Terzi le circostanze che hanno impedito a Londra d'informare preventivamente il governo di Roma. Di certo c'è che quando Cameron e Mario Monti si sono parlati i due ostaggi erano già morti: uccisi, secondo le ricostruzioni di fonte britannica, "da colpi ravvicinati di pistola alla testa". Detto questo, molte incertezze circondano ancora la ricostruzione del blitz: secondo il Times gli uomini delle SBS sono entrati in azione nel timore che "fossero state scoperti" dai rapitori e sono stati impegnati in totale per due ore.

Ma non è tutto. Sul perché l'Italia non sia stata avvisata per tempo il chief foreign corrispondent del Daily Telegraph, David Blair, azzarda un'ipotesi. "C'è una differenza fondamentale tra l'approccio del governo britannico e quello italiano sugli ostaggi. I britannici non negoziano e non considerano pagamenti di riscatti, mentre gli italiani hanno una tendenza ad adottare un atteggiamento, diciamo, più pragmatico".

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Daniela Lauria