
OSLO – Angela Merkel se ne farà una ragione: il Nobel per la Pace quest’anno va al National Dialogue Quartet tunisino per l’impegno civile durante la cosiddetta “rivoluzione dei gelsomini”.
Il riconoscimento è stato assegnato per l’organizzazione della primavera araba del 2011, per avere mostrato che Islam
e la società civile possono lavorare insieme.
Il quartetto è formato da quattro organizzazioni della società civile: il sindacato generale dei lavoratori Ugtt, la confederazione degli industriali Utica, l’Ordine degli avvocati e la Lega Tunisina per i Diritti Umani.
Nato nell’estate del 2013, “quando il processo di democratizzazione rischiava di frantumarsi per gli omicidi politici e un diffuso malcontento sociale”, il quartetto – si legge nella motivazione del premio – “ha dato vita a un processo politico pacifico alternativo in un momento in cui il Paese era sull’orlo della guerra civile ed è stato determinante per consentire alla Tunisia, nel giro di pochi anni, di creare un sistema costituzionale di governo che garantisce i diritti fondamentali di un’intera popolazione, a prescindere dal sesso dalle convinzioni politiche e dal credo religioso”.
Negli ultimi giorni era rimbalzato da più parti il nome della cancelliera tedesca Angela Merkel come possibile candidato al Premio Nobel che venne assegnato anche al presidente americano Barack Obama. Merkel era stata proposta per la sua mediazione nel conflitto in Ucraina e per avere aperto le porte suo Paese ai migranti arrivati in Europa.
L’anno scorso il Nobel per la Pace era andato a due personalità civili e politiche: l’indiano Kailash Satyarthi per la sua lotta contro il lavoro minorile, e la ragazza pachistana Malala Yousafzai, che a 14 anni venne quasi uccisa dai talebani per il suo impegno a favore dell’istruzione femminile.
