PECHINO, 12 LUG – L'ordinazione di un nuovo vescovo che non e' stato approvato dal Vaticano, prevista per giovedi' prossimo nella diocesi di Shantou, nella provincia meridionale del Guangdong, rischia di far precipitare i gia' tesi rapporti tra la Cina e la Santa Sede. Si trattera' della terza ordinazione decisa unilateralmente a partire dallo scorso novembre dall'Associazione patriottica dei cattolici cinesi, che riconosce il governo di Pechino e non la Santa Sede come autorita' ultima. Secondo l'agenzia dei missionari cattolici Asianews, quattro vescovi del Guangdong fedeli al Vaticano sono 'scomparsi'' nei giorni scorsi, e sarebbero stati prelevati dalle forze di sicurezza cinesi per ''costringerli'' a partecipare all' ordinazione.
All'inizio di luglio, quando e' stato ordinato contro l'esplicito parere del Vaticano un nuovo vescovo nella provincia del Sichuan, la reazione della Santa Sede e' stata dura. In un comunicato, il Vaticano ha reso chiaro che non solo il vescovo ''illegalmente'' ordinato, Paolo Lei Shiyin, ma tutti i vescovi che hanno partecipato alla cerimonia sono scomunicati ''d'ufficio'' in base alla legge canonica. Il fatto che la scomunica sia stata esplicitamente annunciata rende estremamente seria la situazione. Anche il candidato dell'Associazione patriottica per Shantou, Giuseppe Huang Binzhuang, 44 anni, non e' stato riconosciuto dal Vaticano.
''Non abbiamo mai avuto intenzione di diventare una Chiesa scismatica, riconosciamo il Papa come unica guida spirituale ma siamo cinesi e dobbiamo ubbidire al nostro governo'', ha dichiarato all'Ansa un alto funzionario dell'Associazione patriottica. Interrogato oggi, nel corso di una delle regolari conferenze stampa del ministero degli esteri, sulla ''scomparsa'' dei vescovi, il portavoce Hong Lei ha evitato una risposta diretta, limitandosi ad affermare che '''in accordo con una decennale tradizione la Chiesa cattolica cinese conduce l'elezione e la consacrazione dei vescovi seguendo i principi dell'indipendenza e dell'autogoverno''. ''Questa – ha aggiunto – e' una concreta manifestazione della liberta' di religione''.
L'attacco alle Chiese indipendenti dal potere politico ha investito negli ultimi mesi anche le cosiddette ''house church'' protestanti e in particolare la Shouwang Church, i cui dirigenti sono da marzo agli arresti domiciliari. Secondo David Aikman, ex-corrispondente dell'agenzia Associated Press dalla Cina ed esperto di cristianesimo in Cina, l'attacco in corso sarebbe parte di un piano chiamato ''operazione deterrenza'' elaborato alla fine dell' anno scorso per riportare tutte le Chiese indipendenti cinesi sotto il controllo dello Stato.
Pechino e il Vaticano non hanno relazioni diplomatiche dal 1951 ma negli ultimi anni i rapporti erano migliorati, portando ad una serie di nomine di vescovi informalmente concordate dalle due parti. L'Associazione patriottica afferma che circa 40 diocesi sono senza vescovo e che una serie di ordinazioni sono urgenti. L'Associazione, che fa capo all'Ufficio affari religiosi del Partito Comunista, l'organismo addetto a controllare la vita religiosa del Paese, ha circa sei milioni di aderenti. Si ritiene che i fedeli della Chiesa cattolica ''clandestina'', non registrati presso le autorita', siano almeno il doppio.