Obama sposta il summit del G8 a Camp David. Ma gli indignati non mollano

NEW YORK – Il summit del G8 si sposta a Camp David, ma la protesta degli indignati resta a Chicago, dove comunque si svolgera' il vertice della Nato. La decisione di ieri del presidente americano di trasferire la riunione dei potenti della terra dalla metropoli dell'Illinois al tranquillo ritiro presidenziale di Camp David, in Maryland, ad un centinaio di chilometri da Washington, non ha affatto scoraggiato gli attivisti del movimento di Occupy Wall Street che hanno risposto picche: ''No G8? No problem''.

A Chicago quindi, a partire dal 19 maggio – ci saranno lo stesso. ''La decisione di spostare il G8 a Camp David – ha detto Andy Thayer, uno dei leader della Chicago Coalition Against War and Racism and the Gay Liberation Network – puo' avere diviso le ragioni per protestare, ma non impedira' che migliaia di manifestanti vadano a Chicago e marcino per protestare contro la guerra e la poverta'. Siamo arrabbiati con il G8 ma abbiamo tante buone ragioni per essere arrabbiati anche con la Nato''.

Con una nota scarna la Casa Bianca ha comunicato che avrebbe separato i due vertici originariamente in programma a Chicago dal 19 al 21 maggio. Secondo i nuovi piani, il vertice della Nato restera' a Chicago mentre l'incontro tra i capi di stato degli otto paesi piu' industrializzati si terra' dal 18 al 19 maggio a Camp David. Ufficialmente il cambiamento e' stato dettato dalla 'necessita' – come si legge nella nota della Casa Bianca – di ''facilitare una discussione franca'' tra i leader.

E lo stesso presidente Barack Obama, ha spiegato che la decisione e' stata dettata dalla necessita' di lavorrare in un clima ''piu' informale''.

Come invece riportato da fonti di stampa americana, la Casa Bianca ha scelto Camp David per motivi di sicurezza, temendo scontri nel centro di Chicago.

Per 'Occupy Wall Street' il G8 sarebbe stato infatti il debutto in occasione di un summit internazionale, dopo mesi e mesi di lotte in tutte le principali citta' statunitensi. In un appello lanciato a fine gennaio su una delle riviste del movimento (il Vancouver Adbusters) si parlava di almeno 50.000 persone pronte ad invadere le strade della metropoli dell'Illinois, minacciando di ripetere le azioni delle migliaia di manifestanti che nel 1968 a Chicago e dintorni, diedero vita alla rivolta dei 'Chicago Eight', mentre era in corso una convention democratica, occupando strade, universita', la sede della Borsa e i quartier generali delle principali societa'.

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Daniela Lauria