NEW YORK – Nuovo mandato all’Onu per Ban Ki-moon che resterà segretario generale delle Nazioni Unite fino al 2017. Ban ha ottenuto il suo secondo mandato dall’Assemblea Generale dei 192 Paesi, che lo hanno confermato con un lungo applauso, senza voto. Diversi diplomatici che hanno preso la parola dopo l’acclamazione, compresa l’ambasciatrice Usa Susan Rice, hanno definito Ban un ”costruttore di ponti”. Il segretario generale ha giurato appoggiando la mano sulla copia originale della Carta dell’Onu firmata a San Francisco il 26 giugno 1945.
”Viviamo in un’era di connessioni ed interdipendenza – ha detto nel suo discorso – ogni Paese deve far parte della soluzione dei problemi”. Ban, ex ministro degli Esteri della Corea del Sud, trascorse in gioventù un anno in Usa, studiando alla Harvard University. E’ alla guida del Palazzo di Vetro dal 1 gennaio 2007. ”Quando abbiamo iniziato nessuno parlava di cambiamento climatico, che ora fa parte dell’agenda internazionale, e il disarmo nucleare era congelato”, ha detto il segretario generale.
A dire il vero, Ban è stato criticato per non essere stato abbastanza incisivo nel risolvere le grandi crisi internazionali, ma lui ha detto di portare avanti una diplomazia che rifiuta il protagonismo e ottiene risultati dietro le quinte (è la cosiddetta ‘quiet diplomacy’). Il suo predecessore – il ghanese Kofi Annan – non risparmiò critiche a Washington, bollando la guerra in Iraq come ”illegale”.
L’attuale segretario generale preferisce invece una linea moderata, accettata sia dall’ex presidente Usa George W. Bush sia dall’attuale Barack Obama, e apprezzata dagli altri Paesi con diritto di veto al Consiglio di Sicurezza. Durante il suo primo mandato, Ban ha tentato di convincere i leader del mondo ad approvare misure per fermare il surriscaldamento globale, ottenendo pero’ impegni tutto sommato modesti tra i Paesi che inquinano di più.
Un’altra priorità del segretario generale è il disarmo nucleare. L’anno scorso il Palazzo di Vetro ha ospitato la revisione del Trattato di Non Proliferazione atomica (Tnp), ma molti nodi sono rimasti irrisolti. Sul mantenimento della pace nel mondo, Ban ha tentato di fermare il conflitto che da anni insanguina il Sudan, spingendo per l’invio dei Caschi Blu nella regione del Darfur, e appoggiando poi il mandato di cattura internazionale contro il presidente sudanese Omar al Bashir.
Negli ultimi mesi, il segretario generale ha appoggiato l’intervento militare in Libia, così come quello in Costa d’Avorio, dove i militari delle Nazioni Unite hanno avuto un ruolo attivo nel far cadere Laurent Gbagbo, che si rifiutava di lasciare il potere anche se aveva perso le elezioni.