Onu. Riparte battaglia per fermare le esecuzioni nel mondo

Una camera della morte

Riparte all’Onu la battaglia per fermare le esecuzioni nel mondo: la pena di morte è “irreversibile e irreparabile” e, consapevoli di questo concetto di base e convinti che una moratoria “contribuisca al rispetto della dignità umana”, oltre 90 Paesi co-sponsor andranno al voto venerdi per riaffermare un principio di base dei diritti umani.

La risoluzione all’esame della Terza commissione dell’ Assemblea Generale delle Nazioni Unite – l’Aula la ratificherà poi in dicembre – è stata presentata dal Cile a nome di una coalizione di Paesi rappresentativi di tutti i continenti, dall’Albania alla Nuova Zelanda, dal Venezuela alla Turchia a una serie di Paesi africani tra cui Benin, Costa d’Avorio, Gabon, Guinea Bissau, Mozambico, Ruanda e Somalia.

L’Italia, con l’Unione Europea, è stata in prima linea fin dal 2007 tra i promotori dell’iniziativa, che viene messa ai voti ogni due anni dall’Assemblea e che, pur non essendo vincolante, ha un forte peso morale. Stavolta, tra le modifiche al testo – quello approvato nel 2012 con 111 voti a favore, 41 contrari e 34 astensioni -, c’� una maggiore attenzione ai disabili “mentali e intellettuali”, un paragrafo sui diritti consolari (“ricevere informazioni sull’assistenza consolare nell’ambito di un contesto di azione legale”) e un invito agli Stati membri perchè forniscano all’Onu dati “disaggregati sulle esecuzioni”, anche se ogni menzione esplicita a quali categorie fare riferimento nelle suddivisioni (sesso, età ecc.) è stato eliminato in fase di negoziato.

“La bozza messa ai voti riflette l’impostazione italiana di apertura al dialogo e alla collaborazione”, ha detto la vice-presidente della Camera Marina Sereni dopo un incontro con l’assistente segretario di Stato per i diritti umani, Ivan Simonovic. La Sereni in questi giorni è all’Onu per una riunione del Comitato Preparatorio della Conferenza dei Presidenti dei Parlamenti sotto l’egida dell’Uip (Unione Interparlamentare). Nel testo in votazione si dà il benvenuto a “passi presi da Stati membri dell’Onu”, ad esempio dalla Cina, per ridurre il numeri di reati per i quali comminare la pena capitale e ad altre misure prese negli ultimi due anni per limitarne l’applicazione.

Il negoziato in vista del voto sulla moratoria è stato condotto a tutto campo dalla diplomazia italiana, sia al Palazzo di Vetro che nelle capitali. E’ stato accompagnato – come ha sottolineato la Sereni – da una mobilitazione della società civile attraverso l’azione internazionale di organizzazioni non governative, come la Comunità di Sant’Egidio, che ha in Mario Marazziti uno dei membri del Parlamento italiano in prima linea.

Published by
lgermini