da: La Stampa
Le bandiere sventolano a mezz’asta nella base di Wilson, in segno di lutto per i tre militari caduti pochi giorni fa nel corso di un’imboscata talebana. «Siamo devastati, solo poche ore fa eravamo seduti assieme. Eravamo tutti insieme a fare colazione ed ora non ci sono più», dice un volontario del 1° battaglione 12° Reggimento Fanteria dell’Esercito Usa. Quando muore un soldato nella base si vive un lutto profondo, specie se si tratta di un posto come Wilson, un fortino di prima in linea con 1300 militari tra americani, canadesi e afghani situato nel cuore di Pashmul, una delle aree più calde della provincia di Kandahar. In apparenza nel compound regna sempre grande calma ma in realtà non si smette mai di lavorare come in un laboratorio a ciclo continuo di strategia e tattica da dove ogni giorno escono centinaia di ragazzi sfidando agguati e nemici, kamikaze e Ied. È stato proprio un attacco suicida condotto con ordigni rudimentali a uccidere i tre giovani della compagnia Alpha del 1-12, impegnati in un regolare pattugliamento. Il dispaccio giunge a Wilson sabato mattina mentre i vertici della base sono impegnati in un Occd, ovvero un vertice congiunto con i canadesi e i responsabili delle…
