NEW DELHI – ''Questa crisi non durera' molto tempo perche' e' troppo rischioso per i maoisti. Sono costretti a muoversi costantemente nella foresta con gli ostaggi e c'e' il pericolo che siano intercettati dalle forze di sicurezza''. A parlare e' il professor Ajai Sahni, esperto di controterrorismo e direttore dell'Institute for Conflict Management, un think-tank di New Delhi.
''Si e' trattata di un'azione di opportunismo – continua – compiuta da una sezione di maoisti presenti in quella zona. Hanno voluto mostrare alle comunita' tribali di essere al loro fianco per scoraggiare il turismo dei cosiddetti ''safari umani''.
E' un modo per ingraziarsi la popolazione locale e quindi assicurarsi il reclutamento''. Sahni esclude del tutto il ricorso alla violenza contro gli italiani. ''Anche se in passato hanno ucciso, in questo caso non hanno alcun interesse a farlo perche' sarebbe controproducente per loro''.
L'analista, che gestisce anche il sito internet ''South Asia Terrorism Portal'', ha poi aggiunto che il leader Sabyasachi Panda e' in realta' ''un comandante di medio livello che e' attivo in quattro distretti tra cui Kandhamal e Ganjam'' dove sono stati rapiti gli italiani.
''Sopra di lui ci sono almeno altri tre superiori'' aggiunge. Sarebbe stato stato lui a ordinare l'uccisione nel 2008 di Lakshmanananda Saraswati, una eminente figura religiosa induista. L'omicidio (per il quale furono accusati i cristiani) scateno' una ondata di pogrom contro la minoranza cristiana di Kandhamal.
La zona dove e' avvenuto il sequestro e' una ''tra le piu' povere delle povere'' dove le istituzioni e le forze dell'ordine indiane sono carenti e proprio per questo ''i maoisti hanno forte presa tra la popolazione e possono agire pressoche' indisturbati''.
