Russia, gli oligarchi scaricano Putin e scappano all’estero

Roman Abramovich (Foto LaPresse)

MOSCA – La Russia del dopo elezioni politiche che hanno decretato la “sconfitta” – rispetto al consenso bulgaro – del partito di Vladimir Putin e Dmitri Medvedev Russia Unita non è un Paese per ricchi, non più: almeno questo dimostra  la fuga dalla Rubliovka, il quartiere dei miliardari.

Prima degli uomini sono stati i capitali: nel 2010 34 miliardi di dollari sono “spariti” dalla Russia per apparire all’estero. E per il 2011 si prevede che la cifra raddoppi. Oltre agli investimenti in aziende all’estero, molti capitali vengono spostati oltre confine in piccole somme, e quindi sono trasferimenti individuali.

Anche perché le critiche fanno male. Non solo ai blogger e ai dissidenti senza troppi soldi, come i trecento dimostranti arrestati domenica 4, ma anche agli oligarchi, come Boris Berezovski, in “esilio” a Londra, o Mikhail Khodorkhovski.

Per cui se qualcosa non va o non piace, meglio andarsene, come ha fatto Roman Abrahmovich.  I miliardari russi preferiscono andarsene a Londra, in Costa Azzurra, sulle Alpi svizzere, nella campagna inglese, in Sardegna.

L’Italia è una meta molto ambita: quest’anno verranno concessi 600mila visti, il 40 per cento in più rispetto al 2010. Ma non è nulla rispetto a quanti vorrebbero lasciare la Russia: il 22 per cento dei russi, secondo un sondaggio del centro indipendente Levada. Un numero più che triplicato in quattro anni, la percentuale più alta dal crollo dell’Unione Sovietica.

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Maria Elena Perrero