
USA, AMARILLO -E’ un caso che in queste ore sta indignando l’America: quello delle frasi razziste di Cliven Bundy, leader della rivolta degli allevatori in Nevada, quei rancher che – così come avviene in Texas ed altri stati – protestano contro l’amministrazione Obama per l’offensiva dei ranger federali contro il pascolo abusivo sul suolo pubblico nei territori del West. Quelle pronunciate da Civen Bundy sono frasi choc: “La schiavitù non era poi tanto male, i neri oggi starebbero meglio nei campi a raccogliere il cotone piuttosto che vivere con le sovvenzioni del governo”.
Un terremoto che imbarazza enormemente i repubblicani e rischia di travolgere i tanti politici – compresi i due possibili candidati alla Casa Bianca Rand Paul e Ted Cruz – che fino a ieri hanno cavalcato la protesta e fortemente appoggiato il rancher divenuto in poche settimane – come scrive il Washington Post – simbolo ed ‘eroe popolare’ dell’America ‘più bianca’ e profonda. Quella che sventola la bandiera confederata e mal sopporta da sempre le leggi federali e le politiche ritenute troppo invasive e intrusive di Washington.
Il timore dei vertici del Grand Old Party è che la scelta di molti suoi illustri esponenti nazionali e locali di schierarsi ancora una volta con la pancia dell’elettorato possa rivelarsi un boomerang, e avere conseguenze negative innanzitutto sulle elezioni di metà mandato, il prossimo novembre. Proprio adesso che all’interno del Gop si era aperta una seria riflessione per pianificare – anche in vista delle presidenziali del 2016 – campagne elettorali meno appiattite sulle posizioni della destra più conservatrice, vedi i Tea Party, non lasciando le tematiche sociali e della lotta alla discriminazione solo ai democratici.
Le affermazioni del rancher Bundy non aiutano. Tra i repubblicani ora tutti scaricano lo scomodo personaggio, anche l’illustre senatore del Nevada Dean Heller e quelli che lo avevano definito un “patriota”. Anche la Fox, emittente conservatrice che ha seguito ed enfatizzato nei giorni scorsi le gesta del rancher ribelle. Ma giornali e tv non parlano d’altro, della sua ‘invettiva razzista. Anche perchè lui – che ha organizzato lo scorso fine settimana un raduno di rancher armati fino ai denti – invece di difendersi rincara la dose: “Se io dico ‘negro’ o ‘ragazzo di colore’ o ‘schiavo’, se queste persone non accettano questo tipo di parole e le ritengono offensive, allora Martin Luther King non ha fatto bene il suo lavoro”. Come scrive Politico.com, per il rancher fattosi paladino della difesa delle terre del West potrebbe essere l’ultimo rodeo.
