BEIRUT, 1 AGO – La città di Hama, teatro ieri di una violenta repressione che ha causato oltre cento morti, era stasera di nuovo sotto i bombardamenti dei carri armati siriani che, dopo la preghiera della sera del Ramadan, hanno preso di mira – secondo denunce di attivisti e testimoni – soprattutto quartieri residenziali.
''Dieci carri armati stanno bombardando in modo indiscriminato'', ha denunciato un militante mentre un abitante ha riferito che ''ogni dieci secondi cade una bomba''. Secondo la tv satellitare Al Arabiya, diverse decine di persone sono rimaste ferite.
Dal canto suo l'agenzia di stampa ufficiale Sana ha comunicato che stasera ''l'esercito sta continuando la sua missione nella citta' di Hama, rimuovendo le barricate tirate su da gruppi di sabotatori … Ci sono vasti scontri perche' questi gruppi sono ben organizzati, usano armi sofisticate e stanno minando le vie principali''.
Oggi, primo giorno del Ramadan, la giornata non era trascorsa senza vittime: almeno altre otto persone erano state uccise nella repressione delle proteste, secondo quanto affermato da attivisti dell'opposizione e per i diritti umani, facendo salire a circa 150 il numero degli uccisi in varie citta' del Paese nelle ultime 48 ore. Le forze di sicurezza, appoggiate dall'esercito con i carri armati, hanno infatti tentato di mettere fine alla rivolta prima dell'inizio del mese sacro islamico del digiuno, temendo che le cerimonie religiose nelle moschee e l'affollamento serale nelle strade potesse offrire l'occasione agli oppositori per inscenare piu' massicce manifestazioni.
Secondo le organizzazioni per i diritti umani, almeno 2.000 persone, di cui 1.600 civili, sono rimaste uccise nelle violenze che si succedono in Siria da quando sono cominciate le proteste contro il regime del presidente Bashar al Assad, a meta' marzo. Altre 12.000 persone sono state arrestate. E proprio oggi, nel messaggio alle forze armate per il 66/mo anniversario della loro fondazione, il presidente Bashar al Assad si e' congratulato con quello che ha definito l'esercito ''patriottico'' del Paese, simbolo dell' ''orgoglio'' nazionale. Nessun riferimento agli eventi di ieri e oggi.
Secondo fonti vicine alla protesta citate da Al Jazira, gli uccisi di oggi sarebbero sei sempre a Hama e altri due nella citta' orientale di Albukamal. Altri attivisti parlano di morti anche in una nuova offensiva delle forze governative contro la citta' di Deir Az Zor, il piu' importante centro per la produzione di petrolio e gas, nell'est del Paese. Ma come sempre, in assenza di giornalisti stranieri in Siria, si tratta di informazioni che non possono essere confermate in modo indipendente, cosi' come e' impossibile accertare l'autenticita' dei molti filmati di violenza postati su Internet.
I mezzi d'informazione ufficiali siriani, come e' da aspettarsi, raccontano tutta un'altra storia. L'agenzia governativa Sana scrive che ''gruppi armati hanno continuato i loro atti criminali a Hama e hanno rubato uniformi e documenti di identificazione militari'' che potrebbero poi essere usati per commettere atti di violenza di cui ''accusare le forze armate''. E alcuni di questi gruppi, aggiunge l'agenzia, hanno gia' istituito posti di blocco illegali dove si sono impadroniti di provviste di cibo che alcuni mezzi portavano nelle citta' in rivolta. La Sana da' anche notizia dei funerali di sei ''martiri dell'esercito e delle forze di sicurezza'' che sarebbero stati uccisi dai rivoltosi a Homs, altro epicentro delle proteste, e ne fornisce i nomi.