ROMA – Due giornalisti, un americano ed un francese, sono stati uccisi durante il bombardamento in corso nella città siriana di Homs. Lo riferisce l’emittente araba Al Arabiya. Testimoni hanno raccontato che le bombe hanno colpito il centro stampa dei militanti anti-regime. Un militante antiregime contattato via Skype ha riferito che nel bombardamento del centro stampa nel quartiere di Baba Amr ad Homs “sono rimasti feriti altri tre o quattro giornalisti occidentali”.
I due reporter rimasti uccisi sono l’americana Mary Colvin e il francese Remi Ochlik, secondo quanto riferito da attivisti dell’opposizione. I due si trovavano in una casa nel quartiere di Bab Amro colpita da proiettili di mortaio. Un video da loro diffuso su Internet mostra l’edificio quasi interamente distrutto.
Due giornalisti sempre in prima linea, avevano in comune la passione per il lavoro di inviato di guerra. E prestigiosi premi alle spalle. Marie, era nata 55 anni fa negli Stati Uniti, ma da molti anni risiedeva in Gran Bretagna dove lavorava per il Sunday Times. Negli ultimi 20 anni ha coperto come inviata molte guerre e rivolte, compresi i conflitti in Iraq, in Cecenia, l’Intifada palestinese e le violenze in Sri Lanka, dove nel 2001 rimase ferita gravemente da una scheggia di granata e perse un occhio. In quell’anno fu insignita del premio come miglior “inviato estero dell’anno” della stampa britannica. Remi, 28 anni, fotografo free-lance per diverse testate tra cui Le Monde, Paris Match, Time Magazine e The Wall Street Journal, nel 2005 aveva anche creato la sua propria agenzia fotografica Ip3 Press.
Nato a Thionville, nell’est della Francia, Ochlik ha coperto nel 2011 le rivoluzioni in Tunisia, Egitto e Libia. L’anno scorso ha vinto il Gran Prix Photo Jean-Louis Calderon per tre fotoreportage di guerra intitolati ‘La caduta di Tripoli’, ‘Egitto piazza Tahir’ e ‘La rivoluzione dei gelsomini’. Lo scorso 10 febbraio, Ochlik era tra i vincitori del World Press Photo, il piu’ prestigioso premio di fotogiornalismo, per una foto scattata in Libia durante la rivoluzione. Remy Ochlik, solo poche settimane fa, ricordava in un articolo sul settimanale Paris Mach, l’ultima giornata che aveva trascorso a Homs con il reporter francese Gilles Jacquier, anche lui ucciso in Siria lo scorso 11 gennaio.
L’11 gennaio scorso un altro giornalista francese, Gilles Jacquier, di France 2, era rimasto ucciso in un bombardamento a colpi di mortaio mentre insieme ad un gruppo di colleghi si trovava a Homs in un viaggio organizzato dalle autorità di Damasco. Il 16 febbraio il corrispondente del New York Times dal Medio Oriente, l’americano di origine libanese Anthony Shadid, era morto nel nord della Siria a causa di un attacco di asma.