BEIRUT 27 – BEIRUT, 27 MAG – In tutta la Siria l'opposizione è tornata oggi in piazza, sfidando la dura repressione del regime e pagando un tributo di sangue di almeno otto morti, mentre le potenze occidentali, dalla tribuna del G8 di Deauville, incrementano la pressione diplomatica sul presidente Bashar al-Assad perché faccia cessare il bagno di sangue e conceda le riforme promesse, ma glissando su qualunque ricorso al Consiglio di sicurezza dell'Onu.</p>
<p>Un bagno di sangue che, dall'inizio delle proteste, stando alla Commissione araba dei diritti umani, ha superato ampiamente il migliaio di morti: ''In 1.100 persone sono rimaste uccise, 16.000 sono state arrestate, 300 gli scomparsi, 4.000 i feriti'', ha detto il portavoce, Haytham Manna.</p>
<p>Ma oggi, come ormai accade ogni venerdì da circa dieci settimane, dopo la preghiera nelle moschee gli oppositori si sono riversati in strada, sfidando schieramenti di polizia, cecchini e carri armati, scandendo slogan contro il regime. Testimoni e organizzazioni non governative – nel vuoto di informazione creato dalla messa al bando dei media – segnalano manifestazioni in vari sobborghi di Damasco, fra cui Qatana e Zabadani, e in centro, nella città vecchia, dove le proteste non si vedevano dal 15 marzo.</p>
<p>Ma anche nella città costiera di Latakia, a Dael, dove i manifestanti si sono radunati sui tetti al grido di "Allah è grande!", e a Daraa, nel sud, dove residenti affermano che in città sono schierati 40 carri armati. Colpi d'arma da fuoco sono stati uditi a Homs, nel centro del Paese, mentre nella città orientale di Albu Kamal i manifestanti hanno bruciato foto del leader dell'Hezbollah libanese, Hassan Nasrallah, che ha recentemente fatto infuriare i manifestanti in un discorso di sostegno ad Assad.</p>
<p>In 5.000 si sono radunati a Deir Ezzor, nell'est, dove le forze di sicurezza hanno sparato in aria. Manganelli sono stati usati a Salaheddin, vicino ad Aleppo; a migliaia in piazza anche a Qamishli (nord-est), a centinaia a Derbassiya (nord-ovest). Almeno 2.000 curdi in piazza ad Amuda, località nell'estremo nord-est. Il bilancio delle violente repressioni, a fine giornata, è di almeno otto morti, secondo l'Osservatorio siriano sui Diritti umani: tre a Qatana; uno a Zabadani, tre a Dael, un ottavo nel villaggio di Jableh, vicino a Latakia. L'ennesima giornata di sangue ha suscitato la riprovazione del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon, e dei capi di stato e di governo del G8 riuniti a Deauville, nel nord della Francia, che si sono detti ''inorriditi''.</p>
<p>E nella dichiarazione finale hanno chiesto che ''si fermi l'uso della forza e delle intimidazioni alla popolazione'', contro inermi manifestanti, auspicando un dialogo e una stagione di riforme in risposta ''alle richieste del popolo'' siriano. Assad, ha detto da parte sua il presidente francese, Nicolas Sarkozy, deve fare le riforme o lasciare il potere. Ma le dichiarazioni si fermano qui, perche' nel documento conclusivo gli Otto Grandi si dicono pronti a ''misure'' contro Damasco, senza citare possibili azioni al Consiglio di sicurezza dell'Onu.</p>
<p>Una possibile spiegazione l'ha suggerita il presidente russo, Dmitri Medvedev, che nella conferenza stampa finale ha spiegato che Mosca, che ha potere di veto in Consiglio di sicurezza e mira a ristabilire l'influenza dei tempi dell'Unione sovietica sulla regione, ''non e' per le sanzioni alla Siria''. Tuttavia ''il presidente Assad deve passare dalle parole ai fatti'', ha detto il capo del Cremlino, riferendosi al dialogo nazionale e alle riforme promesse da Assad, considerati dagli oppositori parole vuote. Una "terapia d'urto" di riforme per riconquistare "il cuore" dei siriani, con l'ingresso degli islamici nel governo e un freno alla repressione, è stata infine consigliata ad Assad dalla Turchia.</p>
