ROMA, 15 LUG – Quattro mesi dopo la prima protesta di piazza, sono scesi oggi in strada, contro il presidente Bashar al Assad, oltre un milione di siriani. La mobilitazione non perde vigore e il clima e' incandescente: le forze dell'ordine hanno aperto il fuoco contro i manifestanti, uccidendo 32 persone, secondo i militanti in difesa dei diritti umani, 23 delle quali nella sola Damasco.
Proprio nella capitale domani era in programma una 'Conferenza di salvezza nazionale' organizzata dall'opposizione ma in serata l'incontro e' stato annullato. Walid al-Bunni, uno dei leader del cartello anti-Assad, ha detto che l'incontro doveva tenersi nel quartiere di Qaboun dove le forze di sicurezza oggi ''hanno fatto 14 morti''. Un'analogo incontro è in programma a Istanbul.
Il racconto di questa giornata non e' verificabile pero' e anche il bilancio resta incerto: alla stampa straniera e' infatti vietato l'accesso al Paese. E lo ribadiscono, nei loro resoconti, Bbc e Cnn. Fra i dissidenti c'e' chi, all'emittente britannica, traccia un bilancio drammatico di questi 120 giorni: i morti sarebbero 1.600 dall'inizio delle proteste, 12 mila gli arrestati. Secondo altre fonti, il numero delle vittime e' inferiore, ma comunque esorbitante: 1.400 civili, sostengono altri attivisti.
Un messaggio chiaro, di insofferenza popolare nei confronti del regime, ha attraversato anche oggi tutto il Paese, in un ennesimo venerdi' di sangue: con manifestazioni a Damasco, a Hama, Homs, a Daraa, la citta' del sud dove tutto e' iniziato, a Deir Ezzor nell'est, a Idlib, nordovest. Per l'Osservatorio siriano dei diritti umani, a Hama, 210 km a nord della capitale, hanno manifestato 500 mila persone; a Deir Ezzor 350 mila.
A Damasco, per la Lega dei diritti umani, hanno protestato invece in 20 mila, ma e' proprio qui che gli scontri sono stati piu' aspri, con 16 vittime. Due i quartieri nevralgici della protesta, Qaboune, la piu' colpita dal fuoco della polizia, e Roukn Eddin. Nel bilancio ci sono anche un bambino a Jobar, due persone a Kadam, e altre due a Douma, tutte localita' vicine alla capitale. Inoltre, tre persone sono morte poi a Idlib (nordovest), e due a Daraa (sud), secondo l'attivista della Lega siriana dei diritti umani, Abdel Karim Rihaoui.
Assediato dal popolo, il governo ha lanciato un'offensiva diplomatica, accusando l'Occidente di voler ''ripetere all'Onu quello che e' accaduto con l'Iraq''. E i media ufficiali hanno riproposto la 'convinzione' di Assad, che denuncia una cospirazione internazionale ai suoi danni.
L'agenzia di stampa Sana, citata dalla Cnn, ha attribuito oggi, ancora una volta, la responsabilita' dei morti a ''gruppi armati'', che a ''viso coperto'', avrebbero sparato contro le forze di sicurezza e contro i cittadini, nella capitale.
''Bande armate hanno costretto i commercianti a chiudere i negozi – e' il resoconto della Sana sulle proteste di Deir Ezzor – hanno terrorizzato le famiglie, minacciato i cittadini e distrutto i negozi di chi ha rifiutato di rispondere alle loro domande''.
In questo scenario inquietante, agli occhi del mondo il regime di Assad ha le ore contate: anche piu' di quello libico, secondo un rapporto del ministero di Difesa israeliano, che prevede la fine, per sgretolamento, prima del previsto, ''questione di tempo'', afferma il documento. Un'analisi evidentemente condivisa dall'ambasciatore Usa in Siria, Robert Ford, che ieri ha rivolto un monito ad Assad: se non fa le riforme, e non ve n'e' il ''minimo segnale'', ''sara' travolto dalla piazza''.>