BEIRUT, 15 SET – A sei mesi esatti dall'inizio delle proteste anti-regime in Siria e della conseguente repressione che secondo gli attivisti ha causato la morte di circa 3.000 siriani, il Dipartimento di stato americano ha oggi emesso un nuovo 'travel warning' invitando i propri cittadini a lasciare ''immediatamente il paese''.
Un annuncio che non ha mancato di suscitare un certo allarmismo alla vigilia di un nuovo venerdi di proteste, il 29/mo della serie, che seguira' un'altra giornata, quella di oggi, caratterizzata da rastrellamenti, arresti e altre vittime.
Nel comunicato apparso sul sito del Dipartimento di stato, i cittadini Usa in Siria vengono esortati ad approfittare dei ''mezzi commerciali ancora disponibili''. A chi resta, ''data l'incertezza e la volatilita' della attuale situazione'' viene consigliato di ''limitare al massimo gli spostamenti non essenziali''.
A ben scandagliare la sezione viaggi del sito del Dipartimento di stato, si scopre che di simili avvertimenti ce ne sono stati altri in passato (ad aprile e a agosto, ad esempio) a testimonianza del fatto che Washington di tanto in tanto tiene probabilmente a ricordare agli statunitensi in Siria che la situazione in quel paese e' sempre piu' pericolosa.
E anche quanto accaduto oggi lo sta a dimostrare. I Comitati di coordinamento locali, una delle piattaforme degli organizzatori del movimento, hanno reso noto che un giovane, Ahmad Hamdan, e' stato ucciso a Zabadani, localita' fuori Damasco, dal fuoco delle forze di sicurezza impegnate nell'arresto di massa di attivisti. Un ragazzino di 13 anni, e' stato ucciso invece, secondo testimoni oculari citati dalla tv panaraba al Arabiya, a Latakia, principale porto nel nord-ovest, dove sempre oggi sono state arrestate oltre 60 persone.
Analoghi rastrellamenti sono stati compiuti a Madaya e Harasta, sobborghi della capitale e roccaforti delle proteste. A Harasta alcuni giovani sarebbero rimasti feriti. I Comitati confermano inoltre quanto riferito dalla tv panaraba al Arabiya, secondo cui anche oggi sono continuate le operazioni militari nella regione nord-occidentale di Jabal Zawiya, al ridosso del confine con la Turchia. Le fonti precisano che le localita' sono da ieri isolate e private degli essenziali servizi: senza luce, linee telefoniche e acqua.
I militari e le forze di sicurezza hanno concentrato oggi le operazioni a Binnish, Rasha, Shahshibo nel sud di Jabal Zawiya, e nei villaggi Halwie e Kfar Wid.
Per domani, gli attivisti hanno indetto sui social network proteste con lo slogan: "Fino alla caduta del regime!".
L'agenzia ufficiale Sana dal canto suo riferisce che anche oggi sono proseguite nelle principali citta' del Paese le sessioni del "dialogo nazionale tra tutte le componenti della societa' siriana", e riporta le confessioni di due presunti membri di cellule terroristiche, "coinvolti nel complotto straniero contro il Paese".
E sulla Siria e' intervenuto oggi il segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon. Sulla Siria ''la misura e' colma'' e la comunita' internazionale deve adottare un'azione ''coerente'' per fermare le violenze che stanno insanguinando il Paese da mesi, ha detto Ban. Nel corso di una conferenza stampa, il segretario generale ha sottolineato che il presidente della Siria, Bashar al Assad, ''non ha mantenuto la promessa'' di fermare le repressioni contro chi protesta.
