BRUXELLES – La situazione in Siria rischia di assomigliare molto a quella in Libia. L’esercito di Assad non molla la presa e sembra deciso a spegnere nel sangue ogni forma di rivolta. Intanto l’Europa si muove e ha fatto sapere di essere pronta a nuove sanzioni, e che anzi le sanzioni sono ”imminenti”. Da parte sua la Gran Bretagna, all’indomani della strage in cui hanno perso la vita oltre cento persone nella città siriana di Hama, ha anche aperto alla possibilità di un intervento armato:  il ministro degli Esteri britannico ha detto che “l’azione militare è un’ipotesi non remota”. Il tutto avviene mentre Bashar al Assad si complimenta con le sue forze armate per l’atto “patriottico”, ovvero per la strage di domenica contro gli oppositori.
Ma sulla possibilità di un intervento della Nato in Siria è scettico il segretario generale dell’Alleanza atlantica, Anders Foghb Rasmussen che, in un’intervista al quotidiano francese Midi Libre, ha dichiarato: “Non ci sono le condizioni. In Libia conduciamo un’operazione basata su un mandato chiaro dell’Onu. Abbiamo il sostegno dei paesi della regione. Queste due condizioni non sono presenti per la Siria”, ha spiegato Rasmussen, condannando “gli atti di violenza delle forze di sicurezza siriane che colpiscono la popolazione”.
Cinque nuovi nomi di persone vicine al presidente siriano Assad potrebbero essere aggiunti fin da domani all’elenco delle persone private di visto e i cui asset sono stati congelati, ha precisato un diplomatico europeo sotto copertura di anonimato. L’Europa ha già adottato tre cicli successivi di sanzioni nei confronti di esponenti del regime, fra i quali lo stesso presidente siriano, oltre a società legate al potere, ma anche a responsabili dei guardiani della rivoluzione iraniani.
Intanto secondo quanto dichiarato da un testimone all’emittente satellitrare Al Jazeera, gli attacchi delle forze di sicurezza siriane ad Hama stanno proseguendo: “Sono ancora in città e stanno ancora sparando”. Due civili sono stati uccisi stamani all’alba, ha riferito Rami Abdel Rahame, capo dell’Osservatorio siriano dei diritti dell’Uomo.
