BEIRUT – Centinaia di migliaia di manifestanti siriani anti-regime, secondo alcune fonti addirittura un milione, si sono riversati oggi, 1° luglio, per il sedicesimo venerdì consecutivo nelle piazze e nelle strade di quasi tutte le località del Paese e la risposta delle forze di sicurezza è stata ancora una volta letale: il bilancio si avvicinerebbe ai 30 morti.
Razan Zaitouna, un noto avvocato e attivista per i diritti umani, ha detto all'agenzia Reuters che le vittime della repressione sono state almeno 24, delle quali sette a Homs, nella Siria centrale, uno degli epicentri della protesta, e altre 14 civili in alcuni villaggi della provincia di Idlib, nel nord-ovest del paese, dove l'esercito è intervenuto in alcuni villaggi con l'appoggio di carri armati e elicotteri.
Altre fonti del dissenso, inoltre parlano di almeno tre morti nell'area di Damasco, la capitale, anche oggi teatro di manifestazioni in cui e' stata invocata la caduta del regime.
I comitati di coordinamento locale, la piattaforma degli organizzatori della mobilitazione, hanno parlato anche di un civile ucciso a Latakia (1). Il che farebbe salire il bilancio della giornata a 28 morti. I comitati hanno diffuso su Youtube video amatoriali ripresi in varie citta' e in cui si mostrano le salme di alcuni giovani con tracce di colpi di arma da fuoco sul corpo.
''Vattene!'' è stato lo slogan scelto dagli oppositori in patria e all'estero, che avevano invitato i manifestanti a scendere in strada con in mano dei cartellini rossi a simboleggiare, con una metafora calcistica, ''l'espulsione'' del presidente Bashar al-Assad e del suo regime.
Con l'attuale potere intendono invece dialogare gli oppositori e i dissidenti firmatari di un documento redatto nei giorni scorsi a Damasco ''dopo una preparazione di un mese e mezzo'' e diffuso oggi dal quotidiano britannico The Guardian.
Secondo il giornale, che cita fonti dell'opposizione siriana, funzionari del Dipartimento di Stato Usa avrebbero incoraggiato la discussione del testo, che traccia un percorso di riforme nel quale si prevede che al-Assad rimanga comunque al potere. Da parte sua Washington nega di appoggiare il testo. Nel documento si prevede che Assad garantisca quella che viene definita ''una transizione sicura e pacifica verso la democrazia''.
Il testo fa appello inoltre ad un più serrato controllo sulle forze di sicurezza, allo smantellamento delle milizie lealiste (shabbiha), al diritto a manifestare pacificamente, alla liberta' di stampa e alla costituzione di un parlamento provvisorio.
Per i dimostranti siriani ''il regime deve cadere''. Lo hanno ripetuto in molte piazze del Paese, ma il loro appello è diventato oceanico a Hama, dove ''circa 400.000'' persone si sono riunite nel centro della ''citta' liberata'', così definita perché dai primi di giugno l'esercito si è ritirato.
Quel che nel 1982 divenne il teatro del massacro di migliaia di abitanti, rei di sostenere l'insurrezione armata dei Fratelli musulmani, è ora uno degli epicentri della ''rivoluzione siriana''.
Interpellato dall'ANSA, il rappresentante locale dei Comitati di coordinamento ha confermato che ''migliaia di persone sono giunte dai villaggi vicini'' unendosi alle centinaia di migliaia assiepate in piazza Oronte. ''E' stata l'ennesima dimostrazione che il popolo siriano manifesta in modo pacifico e che al tempo stesso rifiuta l'occupazione militare delle sue città'', ha aggiunto l'attivista.
