
TURCHIA, ANKARA -“Fermiamo la vita”: con questo slogan lunedi e martedi centinaia di migliaia di turchi si asterranno dalle loro attività quotidiane in solidarietà con le famiglie delle vittime della strage di Ankara e per partecipare alle decine di manifestazioni organizzate in tutto il Paese.
A proclamare due giorni di sciopero erano state inizialmente alcune sigle di categoria, tra cui la più grande associazione dei medici turchi (Ttb), che rappresenta l’80% dei dottori, quella di ingegneri e architetti (Tmmob) e i sindacati del settore pubblico e privato Kesk e Disk.
Domenica si è aggiunta la mobilitazione di cittadini comuni, che attraverso l’hashtag #HayatiDurduruyoruz, appunto “fermiamo la vita”, hanno deciso di annullare diversi corsi universitari e appuntamenti di lavoro. Inoltre, l’invito è a esporre drappi neri in case, luoghi di lavoro e auto in segno di lutto.
Oltre ai funerali di alcune delle vittime, anche lunedi sono previste manifestazioni in tutta la Turchia per ricordare la strage. Il governo aveva proclamato tre giorni di lutto nazionale che si concluderanno martedi.
Le vittime dell’attentato di Ankara a cui le autorità turche hanno dato un nome sono finora 91, sui 97 morti del bilancio ufficiale. Domenica il partito filo-curdo Hdp, secondo cui il bilancio è di 128 morti, ha diffuso una lista di 120 nomi.
Lo Stato Islamico è il primo sospettato su cui si concentrano le indagini per l’attentato di Ankara. Lo ha detto il premier turco Ahmet Davutoglu, riferiscono i media internazionali.
