TUNISI -La legge, dovrebbe essere cosi' in ogni Paese del mondo, e' uguale per tutti, ma evidentemente con qualche eccezione, se sei ricco, anzi ricchissimo. Prendiamo il caso dell'Algeria, da sempre rigorosissima se si tratta di preservare specie animali protette.
Se sei algerino purosangue e cacci di frodo, magari con un vecchio attrezzo che ti ostini a chiamare fucile, in caso di arresto, rischi parecchio, in termini di anni galera. Ma se magari sei uno sceicco saudita e, anziche' il fucile, ami cimentarti con l'antica arte venatoria della falconeria, allora e' tutta un'altra cosa.
E' quanto sta accadendo a Dhayet Bellegwmiri, a 20 chilometri da Hassi-Delaa, dove, in quattro e quattr'otto, e' nato un vasto accampamento, dotato dei migliori accorgimenti, occupato da un gruppo di nobili sauditi che amano la caccia con il falcone e fanno delle otarde (grossi volatili migratori che, dall'Europa, arrivano in Nord Africa per svernare) e delle gazzelle le loro prede preferite.
Per cacciare le quali non si fanno mancare nulla rendendo la ''competizione'' leggermente sbilanciata a loro favore: jeep 4×4 capaci di correne sulla terra e nelle zone sabbiose; gps, cannocchiali e quant'altro l'ultima tecnologia offre. Per non parlare di sofisticati sistemi di comunicazione e cucine da campo, ben lontane dall'idea che ne ha la gente comune.
Secondo il quotidiano La Liberte', che, aprendo un caso nazionale, ha denunciato la vicenda e che cita proprie fonti, il personale che aiuta i principi sauditi nel loro faticoso diletto sono quasi tutti di nazionalita' yemenita, mentre in loco sono state ingaggiate delle guide che conoscono ogni anfratto del territorio e quindi sanno bene dove e quando passeranno le prede. Nulla si sa invece della nazionalita' delle decine di uomini in armi che garantiscono la sicurezza.
Il bello e' che, nella zona, come denunciano gli animalisti algerini, la caccia a quelle specie e' assolutamente vietata, cosi' come per altre ritenuto a rischio di estinzione. Comunque, a sentire gli abitanti della zona, alla base della forsennata caccia all'otarda ci sarebbe una motivazione ben piu' ''umana''.
La carne di questo grosso trampoliere, in particolare cuore e fegato viene ritenuta piu' che afrodisiaca, in grado di confrontarsi con pillole e pillolette di vario colore.
Di fronte a questa situazione c'e' da mettere una corposa lagislazione algerina in materia di protezione di specie animali a rischio di sparire, come l'otarda e i molti tipi di gazzella presente in Algeria (rossa, dell'Atlante,dama, dorcas, del Sahara) sui quali si abbattono i falchi.
Ma il denaro non puzza e quindi chiudere un occhio di fronte a quel che, lo si chiami come si vuole, resta pur sempre bracconaggio, ma che porta molti soldi, puo' anche essere una operazione indolore.