RABAT – Si è finto un turista con parrucca in testa e una chitarra in mano e ha depositato nel caffè Argana due bombe telecomandate all’interno di pentole a pressione chiuse in una valigia: è un marocchino di 28 anni, ”ammiratore” di Al Qaeda e ”fortemente impregnato dell’ideologia jihadista”, il principale sospettato della strage dello scorso 28 aprile in nella piazza Jamaa El-Fna di Marrakesh, in Marocco, in cui sono rimaste uccise 17 persone (la 17.ma è morta oggi). Il giovane è stato arrestato ieri con altri due sospetti a Safi, nelsud del Marocco. L’uomo, interrogato dalla polizia marocchina, ha detto di aver vissuto in Libia e di aver tentato in passato di recarsi in Iraq.
Il ministro dell’Interno marocchino, Taieb Cherkaui, che non ha rivelato l’identità del giovane, ha riferito che aveva preparato l’attacco nella casa dei genitori a Safi, 350 chilometri a sud di Casablanca. Intanto, è salito 17 il bilancio delle vittime: una ragazza svizzera ticinese rimasta ferita nell’esplosione è morta dopo un improvviso peggioramento delle sue condizioni, all’ospedale di Zurigo, dove era ricoverata, ha detto oggi la presidente della Confederazione. La ragazza, Cristina Caccia, 25 anni, di Cadenazzo (Canton Ticino), è morta poche ore prima del funerale del fidanzato Corrado Mondada, rimasto ucciso nello stesso attentato. Tornando al fronte delle indagini, l’arresto del principale sospetto e di due altri marocchini è arrivato una settimana dopo l’attacco di Marrakesh, uno dei più sanguinari dopo quelli di Casablanca del 2003.
Nonostante i tre arresti, avvenuti a Safi, Cherkaui ha riferito che le indagini, alle quali partecipa anche la polizia francese, vanno avanti. Il ministro ha descritto il principale sospetto come un ”ammiratore di Al Qaeda”, che ha tentato ”diverse volte di raggiungere i luoghi caldi del terrorismo, ma ha fallito”. ”Davanti a questi fallimenti – ha continuato il ministro – ha deciso di realizzare un grande atto di terrorismo in Marocco”. Ha scelto Marrakesh ”perche’ la città è meta di molti visitatori stranieri”. E ancora: ”Ha colpito l’Argana perchè è un caffè molto frequentato dagli stranieri”.
Il 28 aprile, verso la fine della mattinata, ”è uscito dal caffè, lasciando una valigia contenente due bombe da 6 a 9 chili, che ha azionato con il telefono portatile”. Secondo una fonte della sicurezza, ”era mascherato da turista, con una parrucca e una chitarra”. I due ordigni erano nascosti in due pentole a pressione, chiuse all’interno di una valigia. Già sei mesi fa, ha detto ancora Cherkaui, l’uomo aveva iniziato a procurarsi esplosivi per fabbricare gli ordigni, nascondendoli ”dai suoi genitori a Safi”. Insieme ai due altri sospetti, ha ”cercato di raggiungere l’Iraq attraverso la Libia nel maggio 2008, ma sono stati arrestati dalle autorità libiche ed espulsi verso il Marocco”.
In precedenza, era stato ”fermato in Portogallo nel 2004 e in Siria nel 2007, anche in quei due casi fu espulso verso il Marocco”, ha rivelato ancora il ministro, aggiungendo: ”E’ fortemente impregnato dell’ideologia jihadista” ed ”esprime apertamente la sua inclinazione per Al Qaeda”. Già all’indomani dell’attentato, le autorità marocchine avevano assicurato che il modus operandi dell’attacco ricordava quello adottato da Al Qaeda. Oggi, il ministro dell’Interno francese, Claude Gueant, non ha ”escluso che ci siano altre ramificazioni e altre persone da fermare” nelle indagini marocchine. ”L’indagine chiaramente prosegue”, ha aggiunto.
Il ministro ha anche confermato che il suo omologo del Marocco gli ha ”chiaramente detto che uno dei fermati aveva dei legami con Al Qaeda”. Gueant ha infine reso omaggio al carattere “esemplare” delle indagini condotte dalle autorità di Rabat. Domani, migliaia di marocchini e ”amici del Marocco”, dopo essersi dati appuntamento su Facebook, manifesteranno sulla piazza Jamaa El-Fna, con l’obiettivo di ”voltare la pagina della tristezza”.
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