ROMA – Come in un party male assortito, personaggi piuttosto eterogenei si sono trovati oggi fianco a fianco sotto il sole di Giuba a celebrare insieme la proclamazione dell'indipendenza del Sud Sudan, e tutti hanno preso la parola sul palco. C'era ovviamente il presidente del nuovo stato, Salva Kiir, erede del ''padre dell'indipendenza'' John Garang, che ha avuto parole di pace nei confronti di Khartoum, con la quale si aspetta una pacifica convivenza. C'era l'(ormai ex) arcinemico Omar El Bashir, il presidente del Nord combattuto per oltre 20 anni, che ha riconosciuto da tempo lo schiacciante risultato del referendum e l'indipendenza di un'ampia porzione dell'ex Paese piu' grande dell'Africa. E anch'egli ha espresso parole di pace e si e' congratulato con la scelta, che va rispettata, dei ''fratelli'' del Sud.
E c'era anche il segretario generale delle Nazioni Unite, il sudcoreano Ban Ki-moon, il capo dell'organizzazione internazionale (l'Onu) una cui istituzione, la Corte penale internazionale (Cpi) dell'Aja, nel marzo 2009 ha emesso un ordine di cattura internazionale nei confronti proprio di Bashir per genocidio e crimini contro l'umanita' commessi da milizie agli ordini di Khartoum nel Darfur. Un accostamento fra due cariche che deve aver creato non poco imbarazzo fra i vari invitati occidentali.
Certo, questi ultimi due sedevano fra almeno 30 leader africani. Ma nella folla festante di migliaia di persone, davanti alla statua e al mausoleo dell'uomo simbolo della rivolta Sud Sudan contro Khartoum, John Garang, c'erano anche almeno 200 sostenitori dei ribelli del Darfur, di Abdel Wahed al-Nur. Tutti indossavano magliette con la scritta ''Benvenuto, nuovo stato''. Ma fra loro e' apparso anche un cartello con la scritta inequivocabile: ''El Bashir e' ricercato, vivo o morto''. Lui l'avra' visto?
