
AUSTRALIA, SYDNEY – Con la fucilazione martedi notte in Indonesia di due australiani sono entrate in una crisi quasi senza precedenti le relazioni fra l’Australia e il suo popoloso e potente vicino (250 milioni di abitanti con la popolazione musulmana più numerosa al mondo), che nell’isola di Bali attira milioni di giovani turisti australiani. Una crisi in termini non solo diplomatici ma anche della maniera in cui il pubblico australiano guarda all’Indonesia e alle sue azioni.
Poco dopo la fucilazione avvenuta in piena notte (mercoledi mattina in Australia) degli australiani Andrew Chan e Myuran Sukumaran insieme con altri sei condannati per traffico di droga, il primo ministro australiano Tony Abbott ha annunciato che l’ambasciatore in Indonesia sarà ritirato “per consultazioni”: una “misura senza precedenti” da parte di Canberra.
Abbott ha parlato di esecuzioni “crudeli e inutili” perché i due giovani erano “pienamente riabilitati”, aggiungendo che si è entrati “in un momento buio” nelle relazioni fra i due Paesi. Sono stati inoltre cancellati incontri di alto livello in programma fra ministri della Difesa, degli Esteri e del Commercio. L’Australia non aveva mai richiamato il suo ambasciatore quando un suo cittadino aveva subito la pena di morte di in un Paese straniero.
“Deploriamo ciò che è stato fatto e con l’Indonesia non può essere semplicemente tutto come al solito”, ha detto Abbott. “La relazione fra Australia e Indonesia è molto importante, ma ha sofferto come risultato di ciò che è stato fatto nelle ultime ore”, ha aggiunto. La ministra degli Esteri Julie Bishop ha anche espresso frustrazione per il rifiuto delle autorità di Giakarta della richiesta dei due condannanti di avere con sé nelle ultime ore e durante l’esecuzione i pastori cristiani di loro scelta.
Le loro famiglie “hanno sofferto una tragedia spaventosa”, ha aggiunto. E ha detto che ai due doveva essere concessa una sospensione dell’esecuzione, in particolare perché vi sono procedure legali ancora in corso. La Commissione Giudiziaria ha appena completato le indagini su accuse di corruzione verso i giudici che hanno condannato i due a morte, i quali avrebbero chiesto un miliardo di rupie (91 mila euro) per emettere sentenze sotto i 20 anni.
Secondo l’avvocato dei due imputati, Muhammad Rifan, l’accordo è venuto meno dopo che i giudici hanno riferito di aver ricevuto ordini da personaggi governativi di imporre la pena di morte. I due australiani erano stati arrestati nel 2005 dopo una soffiata della polizia australiana mentre cercavano di partire in aereo da Bali per Sydney con 8,3 chili di eroina.
