ROMA – Il ministro degli Esteri britannico William Hague ha rassicurato sulla ”non intenzionalita’ della tardiva comunicazione” a Roma del blitz gia’ avviato in Nigeria e che il ritardo non e’ stato dettato ”dal timore che l’Italia potesse opporsi” all’operazione. Lo ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi al Senato.
I rapitori di Franco Lamolinara non erano una banda di criminali ma una costola di terroristi legati al gruppo Boko Haram. Ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi leggendo il rapporto dell’ambasciatore britannico a Roma Prentice. Nei numerosi contatti con la famiglia, i rapitori non hanno mai avanzato richieste precise.
La prima comunicazione della Gran Bretagna al governo italiano sul blitz anglonigeriano in cui e’ morto Franco Lamolinara e’ arrivata alle 11.30 dell’8 marzo, quando l’operazione era gia’ in corso. Ecco come il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha ricostruito la tempistica in aula al Senato: ”La comunicazione formale è pervenuta in occasione degli incontri che l’ambasciatore del Regno Unito, Prentice, ha avuto alle ore italiane 11.30 con il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Catricalà, e successivamente, alle 13.30, con il segretario generale della Farnesina, ambasciatore Massolo”.
”Al momento dei due colloqui – ha precisato Terzi – l’ambasciatore Prentice sapeva che l’operazione era già stata decisa, che probabilmente era in corso, ma non era al corrente dei dettagli operativi. L’ambasciatore Prentice veniva informato dell’esito dell’operazione solo successivamente all’incontro con l’ambasciatore Massolo, con il quale riprende contatto a partire dalle 15.30, aggiornandolo e confermando il decesso, purtroppo, dei due ostaggi”.
Infine, ”e’ intorno alle ore 16 che il primo ministro Cameron chiama il presidente del Consiglio”, comunicandogli ”che l’operazione condotta dalle forze di sicurezza nigeriane, con il sostegno operativo di quelle britanniche, intesa a liberare gli ostaggi, si era purtroppo conclusa così tragicamente”.
‘L’Unita’ di crisi (della Farnesina) e’ attiva 24 ore al giorno: per svolgere questi compiti delicati e complessi occorrono risorse adeguate. Dobbiamo trovarle per continuare a investire nella sicurezza dei nostri connazionali all’estero”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Giulio Terzi in aula al Senato.
”Gli stanziamenti di bilancio per l’Unita di crisi – ha ricordato il ministro – sono diminuiti da oltre 7,5 milioni di euro dal 2006 a 5 milioni nel 2011, e l’integrazione attribuita al decreto missioni si sono attestati dai 15 milioni nel 2009 a 11 milioni, di cui 10 assorbiti interamente alle missioni di protezione e scorta”.
