Tiberiade, nel lago dei Vangeli non si pesca più

da: Corriere della Sera

La pesca nel lago di Tiberiade non è più miracolosa. In quattro anni è crollata da 330 tonnellate a 9. Il mestiere di quattro tra gli apostoli – Pietro, Giovanni, Giacomo, Andrea – si è trasformato in un’ industria che ha spremuto il patrimonio dalle acque a nord d’ Israele, veleni al posto delle reti e qualche disattenzione del governo. Che adesso ha deciso di lasciare a terra le settanta barche con licenza, di vietare per due anni la professione che dai tempi della Bibbia ha sfamato le popolazioni della Galilea. Già Giosuè avrebbe ordinato alla tribù di Neftali, che controllava le rive, di condividere il tesoro subacqueo. La specie più diffusa è il Sarotherodon galilaeus galilaeus, una Tilapia, più conosciuto come il San Pietro, da un passaggio del Vangelo di Matteo (17, 22-27), quando Gesù dice al discepolo: «Va’ al mare, getta l’ amo e il primo pesce che viene prendilo, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d’ argento. Prendila e consegnala a loro per me e per te». Si sa che il Sarotherodon inghiotte un sassolino per rinforzare i muscoli della gola dove tiene i piccoli. Oggi è la specialità (soprattutto alla griglia) dei ristoranti turistici sulla costa e ha subito la concorrenza degli allevamenti. Sleale. Le fabbriche di pesci hanno scacciato gli uccelli dalle vasche all’ interno e il San Pietro è diventato il cibo preferito di seimila volatili. «Siamo vicini alla catastrofe e così abbiamo deciso di proibire la pesca, a partire dalle prossime settimane», spiega Chaim Anjioni, funzionario del ministero dell’ Agricoltura, alla rivista Forward. «La decisione è stata presa per garantire ai pescatori…

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