SHANGHAI – Oltre 300 tibetani hanno manifestato venerdì 15 giugno dinanzi agli uffici della polizia della contea di Chentsa, nella provincia nord occidentale cinese del Qinghai, dove venerdì mattina un uomo si è immolato dandosi fuoco e morendo sul colpo. Lo riferiscono fonti delle associazioni che si battono per i diritti dei tibetani.
Tamdin Thar, un pastore tra i 45 e i 60 anni, ieri mattina si e' immolato e le autorita' di polizia hanno preso e tenuto il suo corpo, rifiutandosi di darlo alla famiglia. Da qui la protesta dei tibetani che solo dopo diverse ore, sono riusciti ad avere indietro la salma di Thar ed operare per lui i riti funebri.
Ma l'immolazione di Thar, la trentanovesima in Cina dal 2009, ha provocato anche l'aumento della presenza delle forze dell'ordine e di sicurezza nell'area. Secondo le poche informazioni raccolte, Tamdin Thar apparteneva ad una famiglia di nomadi del villaggio di Lowa, nella citta' di Chentsathang, ed era giunto nella contea a seguito dell'ordinanza governativa cinese per la ricollocazione dei nomadi.
La maggior parte delle immolazioni per la liberazione del Tibet avvenute in Cina, come l'ultima di ieri, hanno visto come teatro la parte occidentale del paese, nelle province del Sichuan, Qinghai e Gansu, dove e' forte la presenza dei tibetani.