da: La Repubblica
È brusco, a volte brutale, il passaggio dalla festa al dramma, dall´allegria alla paura, nel migliore dei casi da un prudente ottimismo a un contenuto pessimismo. È un ottovolante di umori. Si seppelliscono i morti degli attentati di ieri (una ventina, la contabilità è incerta), qui a Bagdad, a Mossul e a Diyala, e nelle stesse ore rumorosi, trionfalistici cortei, con bande musicali e bandiere spiegate, preannunciano vittorie in elezioni non ancora avvenute. Ma puoi anche percorrere chilometri di viali deserti, popolati da migliaia di ritratti di candidati sorridenti, che nascondono porte e finestre sbarrate. Inciampi soltanto in posti di blocco, in autoblindo dell´esercito, in pattuglie della polizia in evidente stato d´allerta, ma senza la grinta di un tempo, quando imperversava la guerra civile.
La diffidenza non sconfina mai nell´aggressività . Le canne dei mitra restano a una distanza rispettosa. E quasi mai puntate su di te. Non è come nel passato, quando sentivi la minaccia sulla pelle. Ti scopri in una specie di limbo: in bilico tra il disinvolto arbitrio della dittatura e l´impacciato rispetto…
