Tunisia. Caccia ai medici torturati di Ben Ali

TUNISI, 7 OTT – Tutte le dittature, per potere andare avanti, hanno poggiato la loro azione sull'esercizio della violenza, arruolando coloro che, con la forza fisica o della mente, erano funzionali al suo disegno.

Nemmeno la Tunisia di Ben Ali si e' sottratta a questo copione e il Paese, risorto dalle ceneri della dittatura, sta cercando di scoprire chi, manifestamente o celandosi dietro l'anonimato, ha tradito il suo popolo, come i medici che torturavano i prigionieri politici.

La Tunisia liberata cerca quindi di fare piazza pulita e nel mirino ci sono tutti gli ingranaggi pubblici del regime: i magistrati, che amministravano giustizia a senso unico; gli uomini delle forze di sicurezza, braccio armato del potere; i giornalisti, che non si limitavano a fare da megafono alla dittatura, ma ne erano parte integrante.

Tutti, bene o male, hanno violato un giuramento nel momento in cui hanno obbedito ad un uomo e non alla Legge. Ma ce ne sono altri, che avevano fatto giuramento di salvare delle vite, di evitare sofferenze, ed invece si sono tramutati in macellai. Sono i medici che il regime aveva ingaggiato e che hanno dato il peggio di loro nelle prigioni nelle quali finivano, anche per moltissimi anni, gli oppositori del regime.

Nelle ultime ore alcuni magistrati hanno avviato una ennesima inchiesta interrogando tre collaboratori di Ben Ali (anche l'ex dittatore figura tra gli indagati), accusati da un uomo di averlo fatto torturare nei quaranta giorni trascorsi in una caserma delle forze di sicurezza.

Ma, sino ad oggi, all'appello della giustizia mancano proprio i medici che, nel buio di celle tramutate in laboratori da film dell'orrore, aiutavano gli aguzzini a fare parlare i detenuti. Medici che, dimenticando il loro giuramento, mettevano al servizio del potere la loro conoscenza del corpo umano e dei limiti di un uomo nel sopportare il dolore.

E' un argomento delicato, che gli stessi medici tunisini affrontano con grandissima cautela, anche perche' alla fine i colpevoli potrebbero essere degli insospettabili, chiamati magari, partecipando ad una tortura, a restituire un ''favore'' avuto dal regime. Un rapporto del 2008 dell'Associazione della lotta contro la Tortura in Tunisia, citato recentemente da business news, portava l'esempio di torture messe in atto con ''grande creativita'', lasciando volutamente aleggiare il dubbio che a infliggerle fosse proprio un medico.

E nello stesso rapporto ci citava il caso di un medico che, per potere torturare senza problemi, non si era iscritto all'Ordine per evitare d'essere smascherato. Ma l'uso della forza e della violenza non sembra essere stato cancellato dall'ordinamento giudiziario tunisino, nel quale, evidentemente, ci sono molte e radicate scorie del passato.

Cosi', quasi nel disinteresse generale, e' stata data notizia che alcuni elementi della polizia sono stati sottoposti a provvedimenti per essersi rifiutati di usare la violenza negli interrogatori. Elementi della polizia di oggi, di quella Tunisia democratica che rinnega Ben Ali e il suo regime.

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