Tunisia. Salafiti assediano la tv per “purificare” l'informazione

TUNISI – Se i primi episodi di intolleranza apparivano isolati, slegati tra di loro, ora le azioni dei salafiti tunisini mirate alla ''purificazione'' della societa' sembrano rientrare in uno schema ben preciso, una strategia di lungo respiro che mira a demolire tutto quel che ritengono non in linea con il concetto che hanno del futuro del Paese.

Ora, dopo gli attacchi a chi ama i costumi occidentali, agli studenti laici, alla bandiera nazionale e, quindi, ai sindacati (come accaduto a Kerkennah, dove sono stati picchiati esponenti dell'Ugtt e una troupe televisiva), e' la volta della televisione pubblica ad essere entrata nel loro mirino e questo si sta traducendo in un assedio che non e' solo di idee, ma anche di azioni.

Come, ad esempio, quello di bombardare, da settimane, di urla (amplificati da megafoni e sotto l'incessante sventolio dei drappi neri che celebrano la grandezza di Allah) e slogan la sede della televisione pubblica, davanti alla quale hanno istituito un sit-in permanente e che non hanno alcuna intenzione di smantellare. Una tattica che sembra cominciare a fare breccia in giornalisti e tecnici, alcuni dei quali hanno gia' gettato la spugna, cominciando a disertare il posto di lavoro.

Quel che i salafiti – in prima fila donne intabarrate nel niqab – vogliono e' ''depurare'' la televisione pubblica (la piu' seguita, soprattutto per quel che riguarda l'informazione) dalla presenza di coloro, secondo loro, non hanno l'islam come unica guida per sostituirli con giornalisti credenti, ma soprattutto allineati alle loro idee.

Un'operazione di repulisti su cui i salafiti non intendono fare marcia indietro. Anche perche', dietro l'informazione di oggi della televisione pubblica, vedono – e lo fanno solo loro – aleggiare oscuri fantasmi, come quelli di pezzi del disciolto partito Rcd (braccio politico del dittatore Zine El Abidine Ben Ali, cancellato dalla magistratura), dei miscredenti e, infine, anche della massoneria.

Nella loro furia, i salafiti non si limitano ad accusare la tv di Stato nel suo complesso, ma puntano anche su singoli giornalisti, con quelle che appaiono critiche, molto vicine alle minacce. Come sta accadendo per Moufida Hachani, battagliero capo redattore della tv pubblica, accusata, solo per fare il suo mestiere che e' quello di informare, di spianare la strada alla massoneria.

Giornalisti e tecnici della tv tunisina hanno incassato, negli ultimi giorni, la solidarieta' di molti loro colleghi, e per ultima (ma certo la piu' importante, sia come numeri che per autorevolezza) quella del corpo redazionale della Tap, l'agenzia ufficiale tunisina.

Tanta solidarieta' anche da ampie parti della societa' civile, ma nel silenzio assordante di Governo e Stato, che sembrano osservare quanto accade con sospetto distacco.

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