TUNISI, 22 SET – Per la prima volta, da molti anni, la Tunisia si e' dovuta confrontare con presenza tangibile del terrorismo, mettendo in campo l'Esercito. La scorsa notte, nella zona desertica che fa da cerniera tra Algeria e Tunisia, l'Armee ha completato quella che, con freddo linguaggio, e' stata definita ''neutralizzazione'' di un gruppo di infiltrati, ma che, traducendo in qualcosa di meno criptico, e' stata l'operazione che ha distrutto una colonna di fuoristrada entrati dall'altro lato del confine.
Il bilancio e' chiaro: su nove automezzi che sono entrati in Tunisia (tutti attrezzati per lanciare razzi), sette sono stati distrutti e gli altri due messi in condizione di non potersi piu' muovere. Il tutto senza che l'Esercito abbia registrato alcun danno, per gli uomini o materiale. E se si considera il numero degli automezzi e l'ipotetico numero dei suoi occupanti, il numero delle loro perdite potrebbe essere elevato.
Sino ad ora non si sa ne' chi fossero gli ''invasori'', ne' che fine abbiano fatto a operazione conclusa. L'episodio in se' potrebbe essere liquidato come una semplice operazione di polizia, in cui l'Esercito e' entrato in azione per il solo fatto che la zona rocciosa in cui gli ''invasori'' si erano rintanati per sfuggire all'inseguimento dei militari e' impossibile da raggiungere, in tempi utili, da terra, rendendo quindi necessario l'intervento degli elicotteri.
Ma l'accaduto ha dato alcune chiare indicazioni. La prima e' che l'attenzione della Tunisia alle frontiere, permeabili e quindi possibile terreno per sconfinamenti, resta alta. La seconda, e piu' significativa, e' che la capacita' di reazione dei militari di Tunisi e' stata immediata e, visti i risultati, definitiva.
Ma questo non cancella gli interrogativi – che restano ancora senza risposta – su chi viaggiasse sui fuoristrada e, soprattutto, su cosa ci facessero in Tunisia. L'ipotesi di uno sconfinamento per errore appare poco plausibile, vista la distanza – venti chilometri – tra il confine e il luogo dove il convoglio e' stato intercettato (a Bir Znigra, nel Governatorato di Kebili).
Tutto lascia pensare che su quei fuoristrada viaggiassero miliziani islamici in qualche modo legati ad al Qaida nel Maghreb e che quanto accaduto – al di la' delle finalita' dello sconfinamento – possa essere un segnale piu' che della volonta' di esportarsi in Tunisia, delle difficolta' che i fautori dell'instaurazione di un califfato nel Sahel stanno incontrando sotto la spinta dell'intesa militare in funzione anti-terrorismo raggiunta tra Algeria, Mali, Niger e Mauritania.
Il timore e' anche un altro, alimentato dal clima di tensione che si registra in Tunisia e che e' destinato a crescere con l'avvicinarsi della data delle elezioni per la Costituente del 23 ottobre: che i miliziani islamici stiano tentando di inserirsi nel gioco politico del Paese. Con che finalita' e con quale ruolo e' forse ancora presto per capirlo.
