ANKARA – Il terrorismo è tornato a colpire a Istanbul, la principale città della Turchia alle prese con l'indipendentismo curdo. Secondo informazioni ufficiali, un ordigno al plastico piazzato molto probabilmente su una moto e' esploso verso le nove di stamane, ora locale, causando il ferimento di 16 persone, quasi tutti poliziotti che viaggiavano a bordo di un pulmino.
L'esplosione e' avvenuta in un quartiere, Sutluce, in cui c'e' anche una sede provinciale dell'Akp, il partito del premier turco Recep Tayyip Erdogan. Sulle prime si era pensato che quello potesse essere l'obiettivo, ma poi i media hanno riferito che la sede piu' vicina all'esplosione e' quella degli Industriali islamici, la Musiad.
Il capo della polizia di Istanbul, Huseyin Capkin, ha riferito che l'ordigno e' esploso al passaggio di un veicolo che trasportava 21 poliziotti. I feriti vengono definiti tutti ''lievi'' e uno solo di loro e' un civile.
Immagini di siti e tv per tutta la mattinata hanno insistito nel mostrare la fiancata destra del pulmino bianco e azzurro della polizia danneggiato dall'esplosione. Ad essere state danneggiate sarebbe almeno anche due auto private.
Nel condannare l'attentato e assicurare che la lotta al terrorismo continuera', Erdogan non ha rivelato su chi si appuntino i sospetti, ma ha assicurato che ''gli assassini non raggiungeranno il loro obiettivo di rovinare la nostra unione'': il riferimento, implicito, e' all'unita' della Turchia contro cui si batte il terrorismo indipendentista curdo del Pkk con un conflitto a bassa intensita' che dal 1984 ha causato piu' di 40 mila morti.
In analogia con la ''moto-bomba'' fatta esplodere oggi, nel maggio scorso una 'bici-bomba' di media potenza era scoppiata in un quartiere di Istanbul causando il ferimento di otto persone, tra cui un poliziotto: l'attentato non era stato rivendicato, ma Erdogan si era mostrato subito sicuro che la firma fosse quella del terrorismo indipendentista curdo per le elezioni parlamentari del 12 giugno.
Era stata peraltro una sotto-sigla del Pkk, quella dei ''Falchi per la liberta' del Kurdistan'' (Tak, in genere incaricati dei lavori piu' ''sporchi'' come gli attentati nelle citta'), a rivendicare l'attentato kamikaze che aveva gia' colpito Istanbul il 31 ottobre del 2010 causando 32 feriti, tra cui 15 agenti di polizia, nella centralissima piazza Taksim.
