NEW YORK, 8 FEB – Due genitori americani hanno ucciso la loro figlia adottiva Nubia, di dieci anni, e ridotto in fin di vita il suo gemello Victor, picchiandolo a sangue: e' questo l'epilogo di una storia di violenza familiare che ha sconvolto l'America.
I due bambini della contea di Palm Beach, in Florida, sono stati sottoposti per due anni ad ogni genere di torture e sevizie dai loro genitori, ma nonostante Carmen e Jorge Barahona, 60 e 53 anni, siano stati arrestati un anno fa, soltanto ieri, durante una delle udienze del processo, sono emersi i dettagli piu' raccapriccianti delle percosse subite dai bimbi. A raccontarli – secondo quanto riportato dal Palm Beach Post – e' stata Katia Garcia, la donna che si e' presa cura di Victor dopo che il piccolo fu dimesso dall'ospedale nel marzo scorso.
"Suo padre gli metteva un sacco sulla testa e fingeva di soffocarlo, ma un paio di volte ci e' andato vicino – ha raccontato la donna – Poi gli versava salsa piccante nelle orecchie, nel naso e in bocca, e lo ha persino costretto a mangiare uno scarafaggio".
La Garcia, durante il suo triste racconto, ha riferito che una volta, mentre Victor e Nubia stavano facendo il bagno, Jorge gli verso' un secchio di candeggina e acqua ghiacciata sulla testa, quindi li lego' e abbandono' per giorni nella vasca.
E mentre i due genitori adottivi banchettavano con ogni genere di manicaretto, i bambini venivano nutriti con un pezzo di pane e un bicchiere di latte una volta alla settimana.
La coppia fu fermata il 14 febbraio 2011 lungo la superstrada Interstate 95, a West Palm Beach. Gli agenti videro che il corpo del piccolo Victor era cosparso di ferite e bruciature provocate da una sostanza acida, quindi ad un esame piu' approfondito del furgoncino su cui viaggiavano i Barahona, la polizia trovo' il corpo di Nubia avvolto un sacchetto di plastica nera in avanzato stato di decomposizione. Ora i due sono accusati di omicidio e abusi su minori e rischiano la pena di morte.
"Victor – ha detto ancora la teste – aveva cicatrici su tutto il corpo, e mi ha raccontato che veniva spesso picchiato con il manico di una scopa".
Il bambino, che adesso vive in Texas con uno zio, pensava spesso alla Garcia e alla sorella morta, ma "quando si riferiva a Nubia la sua voce si spezzava, piangeva, e non riusciva a finire la frase", ha spiegato la donna.