Usa. Appello ostaggio al Qaeda Luke Somers, ”mia vita in pericolo, aiutatemi”

Luke Somers

USA,  WASHINGTON -“La mia vita è in pericolo, aiutatemi”: questo il drammatico appello dell’americano Luke Somers, un fotoreporter rapito un anno fa nella capitale yemenita Sanaa in un video pubblicato dall’Aqap, il ramo yemenita-saudita di al Qaeda.

I suoi sequestratori hanno lanciato un ultimatum a Barack Obama: il presidente Usa ha “tre giorni” per soddisfare le richieste del gruppo, “che egli conosce bene”. Poi Somers “conoscerà il suo destino inevitabile”, sarà ucciso.

Secondo la stampa americana, l’Aqap vuole concludere un accordo con Washington per la liberazione degli ostaggi nelle proprie mani. Una offerta in questo senso, affermano fonti yemenite, sarebbe già stata rifiutata.

L’appello di Somers, nato in Gran Bretagna e poi divenuto cittadino statunitense – come racconta egli stesso – è preceduto dalle dichiarazioni di Nasser bin Ali al-Ansi, un comandante locale dell’Aqap, che attacca gli Usa per i “crimini contro i musulmani” commessi “con i suoi aerei e i suoi droni” in Somalia, Yemen, Iraq, Siria fino in Sinai e Pakistan. Una retorica molto simile a quella usata dall’Isis.

Il comandante poi ammonisce: “Evitate di fare altre stupidaggini”, dice riferendosi apparentemente a un recente tentativo americano di liberare Somers, conclusosi con un insuccesso. Gli esperti sottolineano che il video sembra voler ‘sfidare’, in parte emulandola, la propaganda dello Stato islamico. Ma è altrettanto vero che negli ultimi mesi all’interno di al Qaeda sembrano essere esplose clamorose fratture. Proprio dall’Aqap nelle scorse settimane sono partiti contrastanti appelli.

Alcune fazioni hanno giurato fedeltà al ‘califfo’ al Baghdadi. Altri hanno accusato il leader dello Stato islamico di aver diviso il mondo jihadista e di aver favorito “i crociati”. Un conflitto strisciante e incrociato che rischia di avere una nuova vittima innocente: un fotoreporter colpevole solo di aver fatto il proprio lavoro.

“Per favore, mostrate pietà”: cosi’ Paula, madre di Somers, si è rivolta ai rapitori del figlio in un video appello pubblicato su YouTube. Nel filmato compare anche il fratello del giornalista, Jordan, che spiega che la sua famiglia “non era a conoscenza del tentativo di liberare Luke” condotto dalle forze speciali Usa. E afferma, “è solo un fotoreporter, non è responsabile per nessuna delle azioni intraprese dal governo Usa”.

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lgermini