ROMA – Associazioni per la difesa dei diritti delle donne negli Stati Uniti gridano allo scandalo e lanciano un appello alla mobilitazione contro l'applicazione di una legge, in vigore in diversi stati americani, che ''criminalizza'' in maniera inquietante l'aborto parificandolo all'omicidio.
La legge era stata pensata per proteggere bambini i cui genitori assumono sostanze stupefacenti, ma la sua applicazione spesso va oltre fino ad essere invocata anche in diversi casi di aborto, stando a quanto riferisce il Guardian.
Cisì Ronnie Gibbs è la prima donna in Mississippi accusata di omicidio e che rischia la prigione a vita dopo che il feto che portava in grembo è nato morto alla 36esima settimana di gravidanza. Accusa motivata dal fatto che la ragazza – aveva 15 anni quando rimase incinta – assumeva sostanze stupefacenti. Ronnie perse il bambino nel dicembre 2006, ma non è stato accertato che il consumo di droghe sia all'origine dell'aborto.
Bei Bei Shuai, di 34 anni, ha passato gli ultimi tre mesi in una prigione di Indianapolis accusata dell'omicidio del suo bambino dopo che lo scorso 23 dicembre ha tentato il suicidio in seguito alla rottura col suo compagno. Fu trasportata d'urgenza in ospedale e si salvo', ma era incinta da 33 settimane e perse il suo bimbo.
Solo nello stato dell'Alabama sono almeno 40 i casi portati a giudizio sulla base della legge, introdotta nel 2006, che fu pensata per proteggere i bambini i cui genitori consumano droghe in casa, ma che rischia adesso di rivelarsi un atto di ''crudeltà verso le donne, sottolinea Lynn Paltrow del National Advocates for Pregnant Women, una delle associazioni che lancia l'allarme.