USA, NEW YORK – I familiari di Luke Somers, l’ostaggio americano di Al Qaeda in Yemen ucciso durante un blitz di forze speciali Usa compiuto per salvarlo, hanno criticato la scelta di usare la forza per porre fine al sequestro.
Il padre del fotoreporter “è adirato perchè, se non ci fossero stati tentativi di salvataggio”, suo figlio “sarebbe ancora vivo”, ha riferito Penny Bearnman, una famigliare di Somers, in dichiarazioni al New York Times.
“Siamo sicuri che Luke avrebbe appoggiato le discussioni in corso in Yemen” per ottenere la sua liberazione, “invece dell’uso della forza”, ha detto ancora la donna criticando che la famiglia non era stata avvertita dell’imminenza del blitz.
Somers, 33 anni, era stato rapito nel settembre 2013 a Sanaa ed stato “assassinato” assieme a un insegnante sudafricano “dai terroristi”, secondo quanti riferito da fonti ufficiali statunitensi. E’ stato il presidente Barack Obama ad aver ha dato l’ordine di condurre il blitz affermando che l’ostaggio era “in immediato pericolo di vita”.