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EW YORK – Sulla scia degli attacchi dell’11 settembre si era creata nell’era Bush una stretta collaborazione tra Washington e Tripoli. A rivelarlo è un rapporto dell’associazione newyorkese Human Right Watch (Hrw), basato sulle testimonianze di 14 dissidenti libici. Gli Usa, alla caccia di militanti islamici e membri di al Qaida in tutto il mondo – secondo quanto raccontato nelle 154 pagine dell’indagine – avrebbero consegnato i dissidenti libici all’ex rais Muammar Gheddafi, dopo averli prima sottoposti a torture sistematiche. Alcuni di loro oggi fanno addirittura parte del nuovo governo libico.
Gli intervistati hanno spiegato di essere stati detenuti in carcere sotto il controllo della Cia in Afghanistan, Pakistan, Marocco, Sudan e Thailandia. Tra le torture comminate c’era anche la pratica del waterboarding, una forma di annegamento simulato che risale all’ultima amministrazione Bush, nel periodo successivo agli attacchi dell’11 settembre. Una tortura – si denuncia – che, insieme ad altri gravi abusi sui detenuti, è stata praticata molto più frequentemente di quanto è stato riconosciuto sinora dagli Usa.
”Non solo gli Stati Uniti hanno consegnato a Gheddafi i suoi nemici su un piatto d’argento – ha spiegato l’autrice del rapporto Laura Pitter – ma sembra che prima la Cia abbia torturato molti di loro. E la portata degli abusi appare molto piu’ ampia di quanto ammesso in precedenza”. I 14 detenuti erano per lo più membri del Gruppo Combattente Islamico anti-Gheddafi, che fuggirono negli anni Ottanta e Novanta in Pakistan, Afghanistan e in alcuni Paesi africani. Tra di loro ci sono Mohammed al Shoroeiya e Khaled al Sharif, sequestrati in Pakistan nel 2003 e trasferiti in Afghanistan, dove sono rimasti dietro le sbarre rispettivamente per 16 mesi e due anni, subendo torture di ogni tipo, prima di essere consegnati al Colonnello.
Dopo che gli Usa hanno collaborato a porre fine al regime dell’ex rais, molti degli ex detenuti sono divenuti personalità di spicco del nuovo governo libico. Al Sharif, per esempio, è oggi a capo della Guardia Nazionale Libica. L’indagine di Hrw arriva a pochi giorni di distanza dalla Dichiarazione del Dipartimento di Giustizia americano, il quale ha annunciato che non avrebbe incriminato i membri della Cia per i metodi di interrogatorio utilizzati negli anni passati.