Usa: Mohammed, da primavera araba a leader degli indignados

NEW YORK, 9 OTT – Dalla primavera araba all'autunno di Wall Street. Tra gli indignati della finanza accampati ormai in tutte le principali citta' d'America, c'e' anche Mohammed Ezzedelin, 28 anni. Attivista egiziano, ha partecipato alla rivoluzione di piazza Tahrir, al Cairo. Ora si candida per essere uno dei leader della rivoluzione degli 'indignados' newyorkesi contro le banche e le istituzioni finanziarie statunitensi.

Insieme a piu' di mille i manifestanti si e' spostato dal cuore del distretto finanziario di Manhattan fino al Village, invadendo Washington Square Park, dove e' nato un secondo presidio dopo quello di Zuccotti Park. All'inizio dell'assemblea generale, riunitasi come tutti i giorni, ha preso la parola: ''Il mio nome e' Mohammed. Vengo dall'Egitto''. E giu' applausi a non finire da parte del popolo di 'Occupy Wall Street'. ''Sono un attivista di sinistra e ho lottato contro il regime di Hosni Mubarak'', aggiunge, spiegando di vivere ora a Jackson Heights, nel Queens, e di studiare alla City University of New York's Graduation Center. Giu' altri applausi.

Mohammed tiene subito a sottolineare come non si possa comparare la situazione in Egitto con quella degli Stati Uniti. Ma comuqnue, spiega, c'e' un punto in comune: ''Una rivoluzione in atto''. Se la primavera araba e' stata una potesta contro le dittature – incalza – gli attivisti anti-Wall Street portano avanti la loro crociata contro la finanza e gli speculatori spregiudicati, considerati la causa della peggiore crisi economica dai tempi della Grande Recessione. Nel suo discorso Mohammed ricorda Karl Marx, condanna il capitalismo selvaggio. E soprattutto sottolinea che ogni punto messo a segno nella lotta contro gli squali di Wall Street puo' aiutare il mondo intero, anche i Paesi come l'Egitto che finalmente, pur tra mille difficolta', tentano di costruire una vera democrazia. La folla risponde con una vera e propria ovazione. Per il ragazzo egiziano le somiglianze tra quei giorni a piazza Tahrir e quelle di oggi a Zuccotti Park – presidio principale dei manifestanti – sono molte. anche in questo Paese ''la liberta' e' solo un'illusione'', ha detto, puntando il dito contro le leggi che vietano di piantare tende e usare megafoni durante le manifestazioni. ''Non abbiamo nulla da perdere, se non la nostra possibilita¿ di cambiare qualcosa'', ha urlato, incitando gli attivisti a non mollare. ''Nessuno ci potra¿ togliere le nostre idee e la nostra anima. E' la nostra rivoluzione''. A Washington Square Park e' partito l'applauso piu' lungo, scrosciante. Sembra proprio che il popolo degli 'indignados' americani abbia trovato un nuovo leader.

Published by
Lorenzo Briotti