WASHINGTON – Niente pena di morte per il militante nero Mumia Abu Jamal, che finira’ i suoi giorni in galera. Lo hanno stabilito i giudici di Filadelfia che hanno rinunciato a chiedere la pena capitale a suo carico. Abu Jamal, giornalista e simbolo della lotta abolizionista, era accusato di aver ucciso un poliziotto bianco. Mumia Abu Jamal, il cui caso e’ divenuto un emblema per gli oppositori della pena capitale in tutto il mondo, era stato condannato nel 1982 alla sedia elettrica per aver ucciso il 9 dicembre 1981 un agente di polizia a Filadelfia. Il poliziotto, Daniel Faulkner, 25 anni, fu assassinato a colpi d’arma da fuoco mentre stava arrestando il fratello di Abu Jamal. Nella sparatoria fu ferito anche lo stesso Mumia. Tre persone testimoniarono di aver visto Abu Jamal sparare all’agente che aveva fermato suo fratello per una contravvenzione stradale.
Abu Jamal, il cui vero nome e’ Wesley Cook, ha 57 anni (e’ nato il 24 aprile 1954). Aveva 15 anni quando fondo’ la sezione delle Pantere Nere di Filadelfia. Negli anni Settanta divenne uno dei piu’ noti giornalisti radiofonici di colore. In carcere ha scritto il best seller ‘Live from death row’, in cui racconta come si vive nel braccio della morte. Per la sua salvezza in questi anni hanno lanciato appelli numerose organizzazioni umanitarie e movimenti politici, ma anche capi di Stato e Parlamenti. Nell’ottobre scorso la Corte suprema aveva respinto una richiesta dei procuratori di Filadelfia che volevano reimporre la pena di morte per Abu Jamal dopo che nella primavera scorsa una corte d’appello federale aveva deciso che la condanna dell’esponente nero doveva essere rivista. Oggi la svolta decisiva perche’ i procuratori hanno fatto sapere di non voler piu’ fare appello contro la decisione, stabilendo di fatto che per Mumia Abu Jamal il boia attendera’ per sempre.