
Dal 2001, oltre 400 droni militari americani si sono schiantati al suolo o su case, fattorie, autostrade, piste d’atterraggio, fiumi e, in un caso anche su un Hercules C-130 dell’Air Force Usa in volo, a causa di problemi tecnici, maltempo o errori umani. Si tratta di incidenti che non hanno causato vittime, ma in molti casi vere catastrofi sono state evitate per pochi metri, o pochi secondi, in pratica, per pura fortuna.
Lo scrive il Washington Post in una lunga inchiesta elaborata sulla base di oltre 50 mila pagine di documenti ottenuti grazie al Freedom of Intormation Act, e affermando che si tratta di un elemento che espone i potenziali pericoli dell’apertura dei cieli americani al traffico commerciale di droni, che diventera’ una diffusa realta’ a partire dal prossimo anno, in base ad una legge del 2012 approvata dal Congresso.
Diversi droni militari sono scomparsi mentre erano in volo dopo che si sono persi i contatti con la base, scrive il Post, che cita anche diversi episodi specifici. Come quello di un Reaper armato che ha smesso di rispondere ai comandi da terra mentre era in volo sull’Afghanistan ed e’ stato infine abbattuto da un caccia americano mentre si avvicinava al confine col Tagikistan. E ci sono stati episodi allarmanti anche negli Usa. Uno in particolare ad aprile, quando un drone dell’esercito, del peso di oltre 170 chili, si e’ schiantato accanto al giardino di una scuola elementare in Pennsylvania, appena pochi minuti dopo dopo che i bambini se ne erano andati a casa.
Fonti del Dipartimento della Difesa affermano che i loro droni sono perfettamente affidabili. La maggior parte degli incidenti sono stati registrati in zone di guerra, sottolineano, dove le condizioni di impiego sono estreme, cosa che invece non avviene nei voli sugli Stati Uniti. Altre fonti, scrive ancora il Post, riconoscono tuttavia che i droni non saranno mai sicuri come gli aerei di linea commerciali.
Frattanto i parchi nazionali americani hanno detto no ai droni. Il National Park Service vieta l’uso di droni nei 401 parchi statunitensi, ordinando alle autorita’ locali di vietare l’atterraggio, il lancio e la possibilita’ di manovrare droni sui parchi federali. La decisione – afferma il National Park Service – e’ legata ai timori per la sicurezza e alle lamentele per il rumore.
Lo stop e’ temporaneo e sara’ in vigore fino a quando non sara’ proposta una specifica normativa federale per i droni. La violazione del bando imposto si tradurra’ in una multa massima di 5.000 dollari e fino a sei mesi di reclusione. La Federal Aviation Administration ha gia’ vietato l’uso commerciale di droni, anche se molti ancora continuano a usarli per girare film e per le coltivazioni agricole.
