
USA, WASHINGTON – Lo scandalo delle email continua a scuotere la campagna elettorale di Hillary Clinton. E fa tremare i democratici, mentre alcuni puntano sulle eventuali candidature di Joe Biden e Al Gore per sfidare ‘in casa’ l’ex segretario di stato, investita da una pioggia di critiche.
Secondo indiscrezioni, nelle email ‘top secret’ di Hillary si parla di droni e ci sarebbe una conversazione riconducibile potenzialmente a materiale altamente classificato.
Insomma una nuova pesante grana per Hillary, dopo che nei giorni scorsi l’ispettore generale delle agenzie di spionaggio americane ha riferito al Congresso che due delle 40 email prese a campione fra le 30.000 che Hillary Clinton ha consegnato contengono informazioni ‘Top Secret/Sensitive Compartmented Information’, uno dei più alti livelli di informazioni classificate.
A complicare il quadro la spesa ‘folle’ per l’affitto per due settimane di una casa per le vacanze agli Hamptons, la prestigiosa località di mare vicino New York, dove Hillary sara’ impegnata in raccolte fondi fra i ricchi newyorkesi.
Con la riapertura dell’ambasciata americana a Cuba, e’ pero’ il cambio di posizione di Hillary sull’embargo nei confronti dell’isola a far discutere. E attirarle nuove critiche, inclusa quella che e’ pronta a dire qualsiasi cosa per aggiudicarsi la corsa alla Casa Bianca. In un’intervista a Univision nei giorni scorsi, la candidata democratica si e’ espressa a favore dell’abolizione dell’embargo nei confronti di Cuba.
Una posizione che si scontra con quella espressa fino a qualche anno fa da Clinton: nel 2000, infatti, si era opposta all’abolizione dell’embargo fino a quando non fosse stata instaurata la democrazia nel Paese. Una posizione ribadita nel 2007, quando era senatrice: si era detta fermamente a favore dell’embargo e delle restrizioni ai viaggi, appoggiando la linea dura dell’amministrazione Bush. Nel 2008 aveva ribadito che non era il momento per “rivedere o cambiare la politica su Cuba”.
Nel libro “Hard Choice” ammette invece di aver spinto, quando era segretario di Stato, per la rimozione dell’embargo. E quando alla fine del 2014 il presidente Barack Obama, ha annunciato una normalizzazione delle relazioni con Cuba, Clinton si è schierata al suo fianco.
Anche l’Fbi indaga, ma le possibilita’ di recuperare le informazioni cancellate dal server usato da Clinton per le email quando era segretario di Stato sono poche. Lo affermano alcuni esperti di sicurezza. ”Il fatto che sia Hillary Clinton e che abbia significative risorse e una reputazione da proteggere fa si’ che coloro che cercano ulteriori informazioni sui suoi server difficilmente troveranno qualcosa” , afferma Robert Siciliano, esperto di sicurezza online.
Una tesi – riferisce il New York Post – confermata anche dall’ex agente dell’Fbi, Ronald Hosko: il recupero delle email cancellate e’ possibile solo in certi casi. ”Se l’hard drive e’ stato pulito o vi e’ stato scritto sopra, allora l’Fbi non sara’ in grado di recuperare le informazioni”.
Intanto la maggioranza degli americani vuole che le indagini sulle email di Clinton vadano avanti. Secondo un sondaggio della Monmouth University il 52% degli elettori ritiene che le email di Clinton dovrebbero essere oggetto di ”un’indagine penale” perche’ potevano contenere informazioni classificate. Il 41% ritiene che non sia necessario. Patrick Murray, che ha curato il sondaggio, e’ convinto che fra gli americani si sta diffondendo l’idea che Clinton non e’ del tutto onesta e che non va creduta.
Nel frattempo il tema di Cuba compatta i repubblicani, che criticano duramente Obama. Con la riapertura dell’ambasciata si assicura al regime cubano una ”legittimità internazionale e una sostanziale spinta economica a beneficio della repressione”, dice Marco Rubio, il senatore della Florida figlio di immigrati cubani anticastristi. Per il frontrunner Jeb Bush la visita a L’Avana di John Kerry e’ un “regalo per Fidel Castro, ed e’ un ”simbolo del consenso dell’amministrazione Obama al suo regime”.
