NEW YORK – Dopo quasi 30 anni di ospedale psichiatrico, John Hinckley, l’uomo che il 30 marzo del 1981 sparo’ all’allora presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan, vuole e merita la liberta’. Lo hanno sostenuto oggi i suoi avvocati davanti ad un giudice federale, mentre i procuratori hanno espresso totale contrarieta’.
Da due anni, Hinckley puo’ trascorre 12 giorni al mese fuori dall’ospedale per far visita alla sua anziana madre che vive in Virginia. In tutti quei giorni in liberta’, hanno sostenuto i suoi legali, non ha mai compiuto un solo gesto di violenza e pertanto hanno chiesto che il regime di libera uscita venga portato prima a 17 e poi a 24 giorni al mese, per arrivare al piu’ presto alla liberta’ totale, che e’ una ”parte essenziale della sua terapia” di riabilitazione.
Hinckely, che oggi ha 56 anni, sparo’ a Reagan, ferendolo al torace, e ferendo anche altre tre persone, solo per attirare l’attenzione dell’attrice Jodie Foster, di cui era follemente innamorato. Il presidente corse un serio rischio di morire: un proiettile calibro 22 gli perforo’ un polmone, mancando di appena due centimetri il cuore.
Al processo, che iniziò nel 1982, ad Hinckley vennero contestati tredici capi d’accusa, ma la difesa, con l’ausilio di perizie psichiatriche, sostenne che l’imputato era malato di mente; tesi poi accolta dalla giuria, che decise di rinchiuderlo nel St. Elizabeths Hospital, un manicomio criminale di Washington. Ora pero’ secondo la difesa, Hinckley sarebbe ormai pressoche’ guarito e ”non rappresenta piu’ un pericolo, ne’ per se’ stesso ne’ per gli altri”.
L’accusa sostiene invece il contrario. Affermando che l’uomo continua a mentire, nel corso dell’udienza di oggi ha sottolineato come durante le sue giornate in liberta’ sia stato visto piu’ volte consultare in libreria dei volumi sul presidente Reagan e sui precedenti di assassinii di capi di stato.
