NEW YORK – La disoccupazione e' stata a lungo un problema per i veterani americani, ma oggi il Washington Post rivela un dato ancor piu' preoccupante: oltre mille soldati di ritorno dalle guerre in Iraq e Afghanistan hanno perso il posto di lavoro a causa del servizio militare, nonostante tale trattamento sia contro la legge sull'occupazione. E delle 1.548 denunce presentate nel 2011, il 18 percento vede coinvolte aziende federali.
''Il governo mi ha chiesto di combattere in Iraq, ma allo stesso tempo non e' stato disposto a proteggere i miei diritti quando ho terminato il periodo nell'esercito'', ha spiegato il Generale di Brigata Michael Silva, licenziato dalla Us Customs and Border Patrol. Mentre Chris Matthia, sposato e con un figlio di 11 mesi, ha perso il posto con la Social Security Administration quando ha comunicato che stava per essere arruolato in Afghanistan. Altri datori di lavoro invece pongono l'abbandono del servizio militare come condizione per essere assunti. Il governo federale e' il maggiore datore di lavoro dei cittadini-soldati: circa 123.000 degli 855.000 uomini e donne in forza come membri o riservisti della Guardia – il 14 percento – sono impiegati dello Stato, e piu' di un quarto dei dipendenti federali sono veterani. Il calo del tasso di disoccupazione tra gli ex militari, che dopo l'11 settembre e' aumentato in maniera molto piu' significativa tra i soldati che tra il resto della popolazione e' diventata una priorita' dell'amministrazione Obama. Ma per gli avvocati che difendono i diritti dei veterani non basta. I legali infatti sostengono che comunque la posizione dello stato americano e' piu' favorevole di quella delle aziende private, in quanto in caso di controversia queste ultime possono essere condannate a pagare il doppio dei salari persi dal dipendente, mentre il governo al massimo deve restituire lo stipendio semplice.
