ROMA – Se allo stereotipo sulla maternità uniamo quello sugli italo-americani il risultato finale è l’articolo comparso sul Wall Street Journal. Righe e righe in onore della mamma italiana, ad avviso dello scrittore, Joe Queenan, la migliore del mondo. Il pezzo prende spunto da vari libri sulla maternità usciti ultimamente, che mettono in relazione la (presunta) superiorità di alcune mamme in base alla loro origine. La mamma più famosa del mondo è diventata così quella cinese, grazie al vendutissimo libro di Amy Chuan: “Il grido di battaglia della mamma-tigre”. Il libro teorizza la forza dei bimbi cinesi dovuta proprio all’approccio delle loro genitrici: ferree, molte regole e poche coccole. Risultato: figli forti e sicuri di sé. Poi è arrivata Pamela Duckermann con “I bambini francesi non buttano via il cibo”, e Addfwyn Griffith e “Come i gallesi hanno inventato la moderna maternità”. E via discorrendo fino addirittura agli Incas e “Le mamme migliori vengono da La Paz”.
Ma la conclusione dell’articolo è che le mamme migliori sono italiane. Queenan ci è arrivato per esperienza personale: sua mamma (americana di origine irlandese) non sapeva cucinare. Tutto il contrario della mamma del suo compagno di scuola: la signora (italo-americana) Giardinelli era la mamma più amata dai suoi figli che lui avesse mai visto. E giù stereotipi sulla mamma italiana: dolce, affettuosa e sempre intenta a cucinare “manicotti”. (No, non manicaretti, ma “manicotti”: ammettiamo l’ignoranza ma scopriamo oggi trattarsi di una pasta simile ai cannelloni). Italiana, quindi, è ancora sinonimo di donna affettuosa, magari un po’ caciarona, ma gran cuoca. E vai con lo stereotipo condito anche dalla foto a corredo dell’articolo: una donna anni Cinquanta con seno abbondante, grembiule e che porta in tavola un enorme piatto di spaghetti. That’s amore!
