BEIRUT – Il presidente yemenita Ali Abdallah Saleh ha oggi affermato che lo Yemen ''non sara' una nuova Somalia'' e si e' detto pronto a firmare, ''nell'ambito di un dialogo nazionale'', l'accordo per ''lasciare il potere'', ma al tempo stesso, ha accusato i suoi oppositori di voler scatenare una guerra civile. Negli ultimi due giorni, almeno una quarantina di persone sono morte a Sanaa in scontri tra forze governative e miliziani fedeli a un potente leader tribale, Sadek al-Ahmar, che si e' schierato con l'opposizione nel chiedere le dimissioni di Saleh. ''Cio' che sta accadendo – ha detto il presidente – sono azioni provocatorie per trascinarci in una guerra civile, ma e' limitata ai figli di Ahmar, che hanno la responsabilita' di versare il sangue di civili innocenti''. In un'intervista all'agenzia Reuters, Saleh ha affermato che ''la gente e' ancora in grado di gestire una transizione pacifica del potere'' e egli lascera' la presidenza ma, ha detto, non lascera' il Paese e continuera' a fare politica dalle file dell'opposizione. Domenica scorsa, Saleh, da 33 anni al potere, si e' ancora una volta rifiutato all'ultimo momento di firmare un accordo per la sua volontaria uscita di scena in cambio dell'immunita'. Un accordo mediato dai Paesi del Golfo, che oggi Saleh ha esortato a fare passi conciliatori, pur sottolineando che egli non prendera' ordini da alcuna potenza straniera. Saleh ha quindi ammonito che gli attacchi terroristici di al Qaida sono aumentati da quando quasi quattro mesi fa sono iniziate le proteste contro di lui, ma anche assicurato che lo Yemen resta ''coordinato'' con gli Stati Uniti nella lotta al terrorismo islamico. Intanto, questa mattina sono ripresi nella capitale gli scontri tra le forze governative e i sostenitori di Sadek al-Ahmar, che nelle ultime ore hanno preso il controllo dell' agenzia di stampa ufficiale Saba e hanno cercato di occupare la sede del ministero dell'Interno.
