Yemen: scontri con decine di morti a Sanaa

BEIRUT – Decine di persone sono morte dalla notte scorsa a Sanaa in scontri tra miliziani di un potente leader tribale e forze fedeli al presidente Ali Abdullah Saleh, di cui da quasi quattro mesi una vasta parte della popolazione chiede le dimissioni, con massicce manifestazioni in tutto lo Yemen. Secondo quanto ha reso noto il ministero della Difesa, solo l'esplosione in un deposito di armi ha causato la morte di 28 persone, mentre altre fonti parlano di 24 morti – tra miliziani, membri della guardia repubblicana e civili – negli scontri in varie zone della citta', in cui e' stata usata anche l'artiglieria pesante. Il ministero della Difesa ha inoltre reso noto che la procura ha ordinato l'arresto del ''ribelle'' sheikh Sadek al Ahmar, capo di una importante confederazione tribale che si e' alleata all'opposizione nel chiedere le dimissioni di Saleh, al potere da quasi 33 anni. La reazione di al Ahmar non si e' fatta attendere: "Saleh vuole portare il Paese alla guerra civile. I Paesi arabi facciano pressioni perche' se ne vada", ha tuonato, facendo poi appello a tutte le tribu' yemenite perche' lo sostengano contro Saleh. E proprio attorno alla lussuosa residenza di al Ahmar, nella parte nord della citta', si sono registrati gli scontri piu' violenti tra i miliziani di al Ahmar e le forze governative, hanno riferito diverse fonti. Anche il deposito di munizioni saltato in aria sarebbe di proprieta' della famiglia al Ahmar. Frattanto, tutte le ambasciate occidentali, soprattutto quelle europee in coordinamento tra loro, hanno rinnovato la raccomandazione ai connazionali che non abbiano impellenti ragioni per restare nello Yemen di lasciare immediatamente il Paese con i voli commerciali, fino a quando questi voli saranno disponibili, ha detto all'Ansa l'ambasciatore d'Italia a Sanaa Alessandro Fallavollita. L'aeroporto internazionale e' stato peraltro ieri sera temporaneamente chiuso e poi riaperto, mentre centinaia di persone hanno iniziato gia' a lasciare in auto la citta', nel timore di un ulteriore escalation degli scontri che, iniziati lunedi' scorso, avevano fino a ieri gia' causato la morte di una cinquantina di persone. Il giorno prima, domenica, il presidente Saleh si era rifiutato per la terza volta, all'ultimo momento, di firmare un accordo mediato dai Paesi del Golfo per la sua volontaria uscita di scena in cambio dell'immunita'.

Published by
admin