ROMA – Uno “spread“, un divario con il resto d’Europa, che costa alle famiglie italiane 1500 euro all’anno: è quello dei mezzi pubblici. Metropolitane, autobus, tram, treni: il ritardo nelle infrastrutture e negli investimenti del trasporto locale in Italia, lo ”spread della mobilità”, ha un costo per i nuclei familiari che uno studio dell’Aci, Automobile club Italia, e della Fondazione Filippo Caracciolo ha stimato in 1500 euro l’anno.
Lo studio si intitola “Il trasporto pubblico locale in Italia” e osserva come questo divario costa alle famiglie quanto pagare tre volte l’Imu (l’imposta media è di 590 euro). È il costo degli “automobilisti per forza”, cioè dei chilometri che si è costretti a percorrere in auto per mancanza di mezzi pubblici efficienti.
Tra i dati all’origine di questa stima la più ridotta rete ferroviaria urbana e suburbana (5 km per abitante contro i 7,5 km europei) e metropolitana (20 km di rete ogni milione di abitanti contro i 54 km europei). ”La sola Madrid ha più chilometri di metropolitana di tutte le città italiane messe insieme”, osserva il responsabile della ricerca, Ennio Cascetta, che sottolinea la vecchiaia del parco circolante su gomme (oltre 9 anni) e il ritardo nell’innovazione tecnologica. Per la cronaca Madrid ha 16 linee di metro. Milano si affanna a costruire la quarta e la quinta in tempo per l’Expo 2015, mentre Roma nella più ottimistica delle previsioni riuscirà a finire metà della terza linea, la metro C, nel 2018.
Il confronto con le altre capitali e metropoli europee è umiliante: Parigi ha 16 linee di metro, Londra e Mosca 13, Berlino 9 (Stoccarda 15, Colonia 11, Francoforte 9, Monaco 7…), Barcellona 9, Bruxelles 7, Oporto 5, Lisbona 4. Bucarest ha 4 linee. Atene ha 3 linee ma estese su 76 km: da sola è più di Napoli e Roma messe insieme.
Per adeguarsi agli standard europei bisognerebbe investire, secondo lo studio, oltre un miliardo di euro in servizi in più rispetto ai 6 miliardi attuali e e oltre 4 miliardi di euro in più in infrastrutture per 10 anni. Queste risorse potrebbero essere reperite, in parte (1,5 miliardi), con una riduzione del 10% dei costi di servizio e un aumento del 10% dei ricavi del traffico a fronte di una domanda di mobilità in crescita dall’11,6% della popolazione nel 2009 al 13,5% del 2011. Nello stesso periodo la domanda di mezzi privati è passata dall’80,8% della popolazione al 79,4%.